La riforma per gli istituti tecnici e professionali vede ridotta la durata del percorso studi da 5 a 4 anni con, a parere del Ministro Valditara, “sbocco naturale per gli studenti di tali indirizzi sugli ITS (Istituti tecnologici superiori)” attualmente frequentati da diplomati tecnici, professionali e liceali.

Questa ridefinizione del percorso studi per gli Istituti culturalmente meno forti mi preoccupa e le motivazioni sono suffragate da un’esperienza scolastica quarantennale come Docente di discipline scientifiche, Dirigente di Istituti Tecnici e professionali, nonché ideatore e realizzatore di un ITS glorioso di periferia.

La scuola ideata appare la riedizione del modello Gentiliano degli Istituti secondari superiori, con l’ordinamento liceale racchiuso nelle prospettive universitarie, solo adeguate alla classe dirigente, e gli ordinamenti tecnici e professionali ricondotti verso formazioni in cui si curano le abilità e non le competenze, sotto lo slogan del passato “se non hai voglia di studiare vai a lavorare”, quasi se per lavorare bene non occorra aver sviluppate competenze acquisibili in circostanze di approfondimento scientifico e tecnico, non raggiungibili con riduzioni temporali dei corsi, nè con coinvolgimenti utili, ma non identificativi della formazione.

In una lettera recente pubblicata nel Corriere della Sera il Ministro annuncia una scuola “coerente con le necessità del mondo produttivo con buona pace di chi è rimasto ancora alla scuola di Gramsci”.

Confesso che questo richiamo mi ha molto colpito, perché la scuola di Gramsci, come si può evincere da una lettura attenta del suo pensiero è “una scuola realmente democratica che vuole fornire a tutti, a prescindere dalla provenienza sociale, strumenti intellettuali direttivi, indipendenza e pensiero critico .

E’ la scuola del “nessuno resti indietro” tipica degli ideali di “Don Milani”.
Per tali semplici considerazioni, Sig. Ministro, mi permetta di suggerirle un’adeguata valutazione attuativa della legge citata, perché non si crea futuro con un numero minore di anni di apprendimento, mentre così si codificano differenze culturali e contrariamente ai presupposti si impoveriranno gli ITS che non potranno più coinvolgere a regime i giovani liceali tutti ovviamente protesi verso le Università.
Per le aziende forse la manualità sarà una risorsa da patrocinare, ma nel futuro sociale tutti dovrebbero avere le stesse condizioni di successo, con modelli scolastici ricchi di contenuti culturali e scientifici non ridotti a compendi di conoscenza e saper fare.

Saluti Giancarlo Ing. Marcelli – Ex DS – tel.no 335 7113751 – Via Roma 8 – Castelraimondo (MC)

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