Narra Boccaccio che il cuoco Chichibio, per accontentare la sua bella, portò in tavola al padrone una gru ben arrostita ma con una coscia in meno.
Per salvarsi dalle bastonate Chichibio sosteneva che le gru hanno soltanto una zampa e quindi una sola coscia.
Per smascherare l’impostore il padrone condusse Chichibio in uno specchio d’acqua dove solitamente stazionava un bel gruppetto di gru.

Queste stavano, come solitamente stanno, su una sole zampa.
“Vedi padrone che ti dicevo il vero?”
Disse Chichibio felice di scampare le bastonate.
Ma il padrone si avvicinò alle gru e urlò: “Oh…oh!”, al che le gru tirarono giù l’altra zampa per prendere la rincorsa e volarono via.
“Lo vedi, razza di imbroglione, come sono veramente le gru?” disse minaccioso il padrone.
Chichibio, vistosi perduto ebbe la prontezza per dire “si padrone, ma voi ieri sera a tavola non avete urlato alla gru arrostita oh…oh…!”
Così se ne stanno le venti, trenta gru che si stagliano sopra le case in ricostruzione a Pievetorina: ferme, immobili, come su una sola zampa, senza operatori né operai che le girano intorno.
I lavori procedono lenti, estenuanti, demoralizzanti, con lunghe e ingiustificate pause.
Forse anche quelle gru aspettano un perentorio “oh…oh…!” per farle partire, ma tutto tace.
Le cosiddette “autorità “, dalle quali ci si dovrebbe aspettare un aiuto, sono come le stelle di Cronin, stanno a guardare.
Domenico Aquili


