Il Professor Giancarlo Marcelli ci ha inviato uno scritto che ripercorre la vita e la storia di una grande pensatrice: Alessandrina Gariboldi. Figura di spicco come pedagoga, studiosa e letterata, è stata un esempio per molti; amava profondamente l’insegnamento e si ispirava alla professoressa Maria Montessori e al suo celebre metodo educativo.
Ecco il racconto:
“Ieri, grazie alle sollecitazioni di una cara amica, mi sono dedicato nella ricerca di un’emerita rappresentante della scuola, Alessandrina Gariboldi.
Nacque in Ancona nel 1873 e visse per 30 anni, dopo i suoi studi pedagogici, a Castelraimondo in via XX settembre fino alla morte avvenuta nel 1965. Di lei ho un bel ricordo familiare, indotto dai racconti di mio padre e di mia sorella che hanno avuto modo di frequentarla, l’uno magari per identità di vedute, nutrite contro il regime fascista, l’altra per frequentazioni scolastiche dell’eminente professoressa, studiosa, letterata e pedagoga, peraltro amica sostenitrice della professoressa Montessori e dei suoi metodi di insegnamento. Ho anche un breve ricordo personale di fama della professoressa, blasonata per un po’ come rappresentante culturale locale, poi un po’ trascurata dietro l’ombra dello zio Giuseppe, grande flautista. Provo a elencare con una breve recensione le vicende della professoressa, culturali e anagrafiche per sostenerne il valore e sollecitare una riflessione sul suo grande valore culturale.
La Professoressa Alessandrina Gariboldi (1873–1965) è stata una storica pedagogista, educatrice ed figura eminente dell’emancipazione femminile italiana. Diplomatasi in pedagogia e morale all’Istituto di Roma nel 1896, fu una fervente socialista ed emancipazionista. Ebbe modo di conoscere, stimare profondamente e seguirne le procedure pedagogiche Maria Montessori, fin dal 1898, che ricordò nella conferenza tenuta presso la sala del Circolo Culturale Studentesco locale nel 7 giugno del 1952.
Fu insegnante di pedagogia nelle Scuole Normali e, negli anni ’20 e ricoprì il prestigioso incarico di Preside del Regio Istituto Magistrale “Teresa Ciamagnini Fabroni” a Grosseto.
Svolse un ruolo pionieristico nell’istruzione popolare, tenendo corsi per operai e lavorando per l’apertura delle università popolari.
Memorabile e segnalato fu l’intervento tenuto al Congresso Nazionale della FNISM (Federazione Nazionale Insegnanti Scuola Media) a Napoli nel 1907, dove chiese a gran voce la coeducazione dei sessi e la redazione di graduatorie uniche, basate sul merito; una delle pietre miliari del primo femminismo emancipazionista italiano nel campo della scuola. Il suo discorso fatto a una platea quasi totalmente maschile, scatenò non pochi malumori tra i professori preoccupati dalla concorrenza delle colleghe. In esso erano presenti proposte, rivoluzionarie per l’epoca, mirate a scardinare la segregazione formativa e professionale delle donne, sostenendo peraltro che far studiare insieme ragazzi e ragazze avrebbe favorito una reale parità culturale e sociale.
Alessandrina Gariboldi, pur avendo vissuto e insegnato in grandi centri urbani del Centro-Nord Italia, mantenne un profondo legame con le Marche. Il suo rientro definitivo a Castelraimondo (MC) si concretizzò al termine della sua lunga carriera scolastica dove la pedagogista trascorse i suoi ultimi anni di vita in modo stabile fino alla morte, avvenuta nel 1965.
A suo tempo il Comune di Castelraimondo le ha titolato una via cittadina (Via Alessandra Gariboldi) e il suo profilo biografico è inserito ufficialmente tra le figure storiche di rilievo nel Dizionario biografico delle donne marchigiane.
La produzione saggistica ed editoriale di Alessandrina Gariboldi riflette integralmente il suo impegno come pedagogista laica, femminista ed emancipazionista tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, con i suoi scritti concentrati sulla riforma scolastica, sulla parità di genere nell’insegnamento e sulla divulgazione culturale per i ceti popolari.
Il suo contributo scritto più celebre è rinvenibile negli interventi prodotti nei congressi nazionali, in cui portò le istanze del primo femminismo italiano. In particolare:
- L’Educazione e l’istruzione della donna in Italia (1909, edito dal Cooperativo Lavoranti Tipografi e Affini di Reggio-Emilia) come pubblicazione ufficiale presentata al Primo Congresso di attività pratica femminile tenutosi a Milano nel maggio 1908. In questo testo, la Gariboldi analizza criticamente i limiti strutturali dei percorsi di studio riservati alle donne, contrastando le logiche segreganti e rivendicando il valore sociale del lavoro magistrale femminile.
- Il dibattito negli atti della FNISM (1908), con i suoi interventi scritti e le sue relazioni al VI Congresso della Federazione Nazionale Insegnanti Scuole Medie di Napoli (1907) che vennero inclusi negli atti ufficiali. In essi sostenne fermamente la creazione di graduatorie uniche per merito (senza distinzione di sesso) e la coeducazione dei sessi in ogni ordine e grado di scuola.
Durante la sua carriera, come direttrice e preside, la Gariboldi curò la pubblicazione di annuari che non erano semplici resoconti burocratici, ma veri e propri spazi di saggistica pedagogica e didattica. Si segnala l’Annuario pubblicato nell’istituto diretto di Grosseto in cui, in qualità di Preside e direttrice del periodico, inserì saggi e note metodologiche volti a guidare le future maestre. Sotto la sua guida, l’annuario divenne uno strumento culturale di rilievo.
La collaborazione giornalistica e la “cultura spicciola” vennero sviluppate con la collega e amica Clelia Fano, con articoli e brevi saggi volti all’educazione popolare. Pur non avendo una collana editoriale fissa a suo nome, i suoi scritti teorici si tradussero in dispense e proposte progettuali per le Università popolari, nonché saggi brevi per promuovere l’alfabetizzazione degli operai e delle donne delle province come necessità di portare l’istruzione di base direttamente nei contesti rurali e periferici, anticipando forme moderne di educazione degli adulti.
Il nucleo teorico della sua opera pedagogica è ancora oggi proposto dagli storici della scuola come uno dei primi tentativi italiani di legare la pedagogia scientifica (di stampo montessoriano) alle rivendicazioni sindacali di genere. I testi, i saggi, le relazioni congressuali e i documenti storici relativi alla carriera della professoressa non sono concentrati in un unico archivio centralizzato, ma distribuiti sul territorio nazionale in base alle tappe del suo insegnamento.
Il periodo di vita a Castelraimondo (MC) rappresenta, come già ricordato, l’ultimo capitolo, intimo e privato, dell’esistenza di Alessandrina Gariboldi, dopo una vita trascorsa sotto i riflettori del dibattito pedagogico nazionale e nelle aule scolastiche di grandi città.
Questo periodo si articola attraverso dinamiche specifiche, storicamente documentate dalle tracce locali.
A Castelraimondo la Gariboldi trascorse i difficili anni della Seconda Guerra Mondiale mantenendo un profilo estremamente riservato e appartato, distaccandosi dalle dinamiche della saggistica pubblica anche a causa dell’emarginazione di figure importanti del primo femminismo laico e socialista.
Alessandrina Gariboldi si spense a Castelraimondo nel 1965, all’età di 92 anni e la sua memoria storica è legata al territorio, perché figura di riferimento nel nucleo di intellettuali, celebrata dal Dizionario biografico delle donne marchigiane.
In ultimo nel ricordare la professoressa dal punto di vista culturale, non posso dimenticare il tempo degli anni 50-60 a Castelraimondo dove nel borgo di via XX settembre si viveva lottando e ricordando, operando e tramandando.
Con me porto ovviamente il ricordo della professoressa ma anche di quanti nel condividere questo semplice racconto ne hanno voluto segnalare la gran cultura e la tenacia di essere donna e professoressa!”
Giancarlo prof. Marcelli


