Qualche giorno fa, per commentare le relazioni fra il nostro governo e quello degli Stati Uniti, la Premier ha utilizzato quale elemento di congiunzione quello dell’identità morale.

Ho avuto un sobbalzo di rabbia per tale accostamento e provo a enunciare le motivazioni.

L’identità si caratterizza come un insieme di specificità, valori sociali e culturali fra soggetti in sintonia, e personalmente, da cittadino italiano, non mi sento in tale stato per quanto accade in questo tempo negli Stati Uniti. E’ soprattutto l’aggettivo morale che mi pare poco calzante nella circostanza attuale, e è opportuno indicarne le motivazioni. Un esempio su tutti lo   rappresenta   il caso del bambino Liam, fotografato con il cappellino da coniglio e lo zaino da spiderman. L’ICE, la polizia antimmigrazione del Presidente Trump, a Minneapolis fra le varie scorribande e omicidi, l’ha utilizzato come esca per catturare anche il papà e espellerli. Per fortuna anche negli Stati Uniti, non solo a Berlino, c’è un giudice che ne ha obbligata la scarcerazione in nome del diritto e del rispetto.

Per l’identità sulla annessione della Groenlandia che dire?

E sulla guerra fra Russia Ucraina, che costantemente vengono trattate a suon di terre rare?

Sulla pace tanto profetizzata a Gaza?

Gli esempi citati aiutano a capire quali disastri siano in atto nel mondo, da quando la presidenza Trump è tornata. Gli immigrati sono considerati dei “ruba lavoro”, i poveri delle inutili presenze umane e il mondo in auge è quello dei Maga (Make American Great Again), con cui, neppure nei momenti peggiori, i concittadini, spero, trovano identità morale. Nel mondo della scuola la presenza di bravi giovani immigrati è consistente; dalla società imprenditoriale   si reclamano visti per immigrati che oramai svolgono lavori non amati dagli Italiani, senza che, tranne in casi rari   si richiamino   diritti di unicità di presenza.

Sarà magari perché il nostro è stato un paese di emigranti, che, salvo alcune sporadiche e sconsiderate rappresentazioni politiche, ora ha sviluppato un consolidato senso della civiltà dell’accoglienza. Mi chiedo in ultimo come e perché in una parte del mondo in cui la democrazia è proliferata, sia possibile vedere le scene di Minneapolis e avvicinarle alla nostra identità nazionale.

Da giovane ho sempre cercato di capire le diversità per capitalizzarne il valore, ora in età avanzata mi impegno a lottare per una società libera e paziente, rispettosa e solidale, differentemente da come avviene nel  mondo Maga!

 

Giancarlo prof. Marcelli

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