“C’è un cittadino terremotato il cui contratto di locazione è scaduto a luglio 2025, quando io non ero più in Amministrazione”.

Inizia così la risposta dell’ex assessore di Tolentino Flavia Giombetti all’amministrazione comunale sulla  vicenda di Jonata Bettei terremotata in attesa dal 2016 di un’abitazione.

 -” Per oltre un anno, questa situazione era perfettamente nota a chi oggi governa, senza che nessuno si sia attivato per tempo. E allora la vera domanda non è perché io non abbia “risolto” una vicenda che dura da dieci anni in pochi mesi, ma per cosa venga pagata un’Amministrazione che non intercetta, non programma e non interviene.

Se le mie parole hanno scatenato tanto nervosismo, è perché hanno colpito nel segno. Quando la reazione è così scomposta, non è solo il contenuto che dà fastidio, ma il fatto che qualcuno abbia deciso di affrontarlo apertamente. Qui non c’è solo il timore di guardare in faccia un problema che si trascina da anni, c’è anche il fastidio per chi quel problema lo conosce, lo ha studiato, lo ha affrontato e oggi lo rimette al centro del dibattito, senza sconti per nessuno.

Questo, evidentemente, disturba più di quanto si voglia ammettere.
Quanto alle assegnazioni legate a casi sociali del 2021, la domanda è inevitabile: se una scelta è stata sbagliata allora, davvero la soluzione è continuare a ripeterla oggi?

Io non ho mai nascosto, né prima né ora, il mio dissenso rispetto a molte scelte post-sisma dell’amministrazione precedente.
Non ho mai sostenuto che quelle assegnazioni dovessero essere revocate in modo sommario. Ho parlato – e continuo a parlare – di verifica, riequilibrio, rotazione e corretto utilizzo degli alloggi, nel rispetto delle persone e delle priorità per cui quegli alloggi sono stati realizzati. È esattamente il percorso che avevo avviato, con atti, verifiche e scelte scomode.
Ma senza un sostegno politico reale e con continui ostacoli interni, è evidente che tutto non poteva essere completato in pochi mesi. Un lavoro serio, graduale e responsabile, pensato per tutelare tutti, non per colpire qualcuno. Verificare non significa sfrattare. Riequilibrare non significa perseguitare. Ruotare non significa cancellare diritti, ma ristabilire equità, soprattutto quando si parla di risorse pubbliche nate per l’emergenza post-sisma.
Non ho mai parlato di “cacciare famiglie con bambini per strada”, come si tenta strumentalmente di far credere. Questa rappresentazione è falsa, offensiva e serve solo a evitare il confronto sul merito.

Le sei assegnazioni successive alla chiusura dell’area container furono predisposte da me, è vero. Ma con contratti della durata di sei mesi, proprio perché riguardavano persone non legate al sisma. Una scelta temporanea, consapevole e motivata, assunta per liberare l’area container e consentire la delocalizzazione dell’ospedale, oggi cittadella sanitaria.
Si trattava di un compromesso politico e amministrativo che mi sono assunta in prima persona, mettendoci la faccia, perché l’interesse pubblico lo richiedeva. Erano persone già avvertite l’anno precedente della chiusura dei container, quindi consapevoli fin dall’inizio che si trattava di una soluzione temporanea. Oggi, invece, l’Amministrazione ha deciso di prorogare quei contratti per un ulteriore anno. Il nodo vero è questo: perché un provvedimento temporaneo, nato come eccezione, viene trasformato in una condizione di fatto stabile a chi non ha diritto, mentre ci sono famiglie che pagano affitti insostenibili sul mercato privato con enormi sacrifici?
Se qualcuno pensa che la critica alle scelte sbagliate dipenda dal fatto che non faccio più parte della Giunta, dimentica — o finge di dimenticare — che quelle stesse critiche le ho sempre espresse anche quando ero dentro, pagando un prezzo politico ben noto. Colpisce che, di fronte a un problema concreto e documentato, l’Amministrazione scelga la strada dell’allusione personale invece del merito. Trovate una soluzione a questo terremotato, invece di attaccare chi vi mette davanti al vostro immobilismo.

Quando finiscono le idee, restano le insinuazioni.
E quando cresce la paura di non contare più nulla, si prova a tornare in scena cercando consensi magari in vista di una prossima candidatura a sindaco.
Il copione è vecchio, la regia evidente la firma riconoscibile e la mano che muove i fili è sempre la stessa.

Lascia un commento