Ci affascinano gli scritti di Eno Santecchia per il suo modo intelligente e storico di scrive sempre con uno sguardo al passato per non dimenticare da dove veniamo e forse dove siamo destinati a finire.

Si moltiplicano infatti i segnali d’allarme sulla perdita di memoria fra i giovani e nella popolazione cresce l’ignoranza della nostra storia che vuole dimenticare a tutti i costi un passato che sembra ingombrante.

Il peso dell’oblio è forte anche nelle nostre piccole comunità (un tempo grandi) più che altrove.

Per cercare di capire come si possa tenere alto il valore storico, Eno Santecchia ci propone dei ricordi sulla città di Pieve Torina e nell’articolo propone anche foto storiche in bianco e nero, che segnano il tempo:

“Ricordi sparsi su Pieve Torina”.

Tra le ricerche e i ricordi su Pieve Torina dell’insegnante e Cav. Fernando Mattioni ci sono anche le seguenti notizie storiche minute.

Andiamo a vedere.

Alcune notizie sono tratte dal documento: “Delegazione di Camerino: acque e strade del Comune di Pieve Torina”.

La Rocca è un piccolo quartiere, ossia la Pieve Torina medioevale, con architravi di pietra o di mattone a tutto sesto o rettangolari. Le mura hanno resistito per molti secoli. La Rocca e le case signorili delle famiglie Taccari, Lucarelli, Ciccarelli, Marchetti e Giacchini rappresentano esemplari straordinari di un’epoca.

La forte alluvione

Nella notte del 20 settembre 1836 il torrente Sant’Angelo, oltre ogni limite debordato, le campagne allagava, la pubblica via, le case e i templi fino all’altezza di questa linea, recita una pietra. L’epigrafe si trova sopra il portone d’ingresso della casa signorile di Giovanni Marchetti, in località Rocca (ultime case a destra, salendo verso Valsantangelo).

Durante quella esondazione furono distrutti i mulini di Fiume e della località Rocca. Fernando riferisce che il mulino della Rocca fu ricostruito solo nel 1906.

Nel 1840, dopo la citata disastrosa alluvione, il priore Feliciangeli di Pieve Torina stabilisce la costruzione di muraglioni lungo le sponde del torrente S. Angelo. I lavori furono affidati al mastro muratore Feliziano Cappelli di Muccia, l’appaltatore Luigi Cagnucci, direttore dei lavori Luigi Napoleoni. I lavori della costruzione del muraglione furono terminati nel maggio 1847. Il collaudo dei lavori avvenne il 28 maggio 1848. Su questo argomento il nostro maestro possiede un’ampia documentazione d’epoca.

La pieve di Casavecchia

In un documento antico che risale al 1189 è chiamata Santa Maria de Horesto. Hel secolo XV è diventata pieve di S. Oreste, isolata sopra un poggetto e all’incrocio con la vecchia provinciale e le diverse strade comunali che collegano le varie frazioni.

La chiesa ha una sola grande navata e una cappellina al centro a sinistra. Nella sua fanciullezza Fernando ricorda la chiesa sempre piena di fedeli: erano occupati numerosi banchi, oltre alla gente in piedi. Molti si ritrovavano alla celebrazione della Messa delle ore 11:00, anche per trattare problemi sociali. Per oltre cinquant’anni è stato parroco don Pietro Furiassi (1928-2015) da Croce di Caldarola. Era benvoluto dalla popolazione, spesso non si accorgeva di qualche piccolo bene culturale. Nell’aia vicino al portone della casa parrocchiale c’era incastonata una pietra con scritto Napolione: feci notare a don Pietro che era opportuno toglierla, fu recuperata dopo poco tempo. Era una pietra tombale con epigrafe in lettere maiuscole: “Napolione Dante fratelli 1553”.

Sant’Angelo di Torricchio

La chiesa parrocchiale della comunità di Torricchio è dedicata a San Michele Arcangelo, ed è isolata nella valle. La facciata è stata completamente rimaneggiata, il rosone rifatto, il campanile quadrato con tre campane. La chiesa ha origini antichissime, secondo lo storico camerinese Camillo Lili, nella parte prima del libro decimo, pag. 308, così recita: “Nello 1259, dopo la distruzione di Camerino da parte dei conti Baschi, Giorgio di Gentile si ritirò tra le foci della alpestre valle, cui sovrasta il castello di Torricchio, perché quivi i suoi antenati avevano eretta, tra i boschi, una chiesa come titolo San Michele”.

Nella casa, sulla destra, lo stemma della comunità scolpito in pietra: uno scudo con dentro il castello stilizzato con due torri congiunte da muraglia, tutte merlature ghibelline e la data 1639: data della ristrutturazione della chiesa al tempo del cardinale Angelo Giori, nativo di Capodacqua.

Sempre riguardo alla chiesa di Sant’Angelo, nel libro dei censi: “Fu fatto un quadro della Madonna del Rosario a spese della Comunità, furono spesi circa 23 scudi”.

Tradizione della venuta degli apostoli Pietro e Paolo

A qualche chilometro da Pieve Torina, lungo la Val Sant’Angelo, a destra del torrente Sant’Angelo e a monte della strada provinciale, salendo un sentiero tortuoso che si arrampica dentro un bosco, e dopo alcune centinaia di metri conduce al santuario dei Santi Pietro e Paolo. Una chiesa ed alcuni fabbricati indicano un romitorio e forse un monastero.

Nell’interno della chiesa, salito poi un gradone per entrare nel tempietto romano: una pietra sacrificale con attorno quattro colonne in cipollino, poi attraverso un piccolo arco si accede ad una lunga grotta scavata nella roccia.

All’esterno, sul muro della chiesa, in una epigrafe si legge: “Anno Domini sunt 1148 indicato XI Prior Diotallevi et Federicus dux Albertus Comes Gisla e Alii et Aliorum Homines qui orditorum Imperatorum vivant in Christo”. L’iscrizione ricorda che in quel 1148 il Priore Diotallevi con l’aiuto del duca Federico, del conte Alberto di Gisla e altri e della gente compirono l’opera. Fanno pensare alla costruzione del monastero.

precisazione:

Autore del libro “Torricchio castello e natura” (2014) il fotografo romano Gianfranco Scagnetti, la cui famiglia è originaria di Torricchio, per quanto riguarda la chiesa di San Michele Arcangelo di Torricchio precisa quanto segue. A corredo fornisce due sue foto.

“La pietra che era sulla casa affianco alla chiesa di San Michele non rappresenta un castello e sicuramente non era lo stemma della comunità. Lo stemma di Torricchio l’ho trovato in un documento conservato all’archivio di Stato di Roma e porta una torre con sopra un animale quadrupede (non si riconosce se cavallo o bovino).

Probabilmente viene riportata la forma che aveva la chiesa già prima del 1600 o quella che avrebbe assunto dopo la ristrutturazione, quindi con due torri/campanili. Tanto è vero che anche con la recente ristrutturazione, avvenuta agli inizi del 1900, ha riportato una delle torri merlata, probabilmente non avevano fondi per l’altra o non volevano appesantire troppo la facciata, visto che la struttura ha sempre sofferto dal punto di vista statico (si vede dal fatto che le pietre alla base non sono a bolla)”.

 

Stemma della chiesa di San Michele Arcangelo di Torricchio foto  di Gianfranco Scagnetti

Stemma della Comunità di Torricchio foto  di Gianfranco Scagnetti

Eno Santecchia

note

1 Lilli Camillo, Istoria della città di Camerino, Sala Bolognese, Arnaldo Forni Editore,1991.

2 Chiamato anche eremo di S. Angelo di Prefoglio nel libro: Antinori Andrea, I Sentieri del silenzio. Alla scoperta degli eremi rupestri e delle abbazie dell’Appennino marchigiano e umbro, Folignano, Società Editrice Ricerche, 1997 pagg. 88-92.

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