Riceviamo e pubblichiamo una riflessione del giornalista Eno Santecchia, penna autorevole che dal suo sito storieeracconti.it , ci delizia con articoli sempre molto originali. Il pezzo che ci ha inviato ci ha incuriosito ed è stato anche un modo simpatico per raccontarci quando da ragazzi, alle otto di sera c’era “lu comunicatu”.

Tutta la famiglia si radunava intorno a quell’apparecchio che portava in casa tutte le ultime notizie. Per non parlare della radio, primo mezzo fondamentale per sapere cosa accadeva nel mondo. Oggi purtroppo siamo immersi in un mare di notizie, spesso non verificate e troppo spesso finalizzate ad interessi di parte, troppo evidenti e poco rispondenti alla verità.

Ecco la sua riflessione:

“I comunicati (stampa)

Quand’ero piccolo dagli anziani udivo chiamare “comunicati” le notizie della radio o dei telegiornali. Durante l’ultimo conflitto mondiale le famiglie che avevano una radio potevano ascoltare qualche notizia dai fronti, dove si trovavano i loro giovani in divisa. Ma erano “addomesticate” dalla censura. Qualcuna più precisa trapelava per vie ufficiose e forse dai pochi feriti gravi o invalidi che avevano avuto la “fortuna” di essere rimpatriati.

In Italia la TV commerciale arrivò nel 1972 e le radio libere nel 1974: il panorama mediatico cambiò. Oggi ritengo che le “breaking news” alla radio e alla TV sono esageratamente allarmistiche e poco affidabili. Alcuni speaker accentuano il tono perentorio, saccente e, a volte, anche sprezzante: sembrano voler comunicare la verità rivelata.

La TV satellitare Euronews, diffusa in tutta Europa, qualche anno fa  fece un esperimento facendo leggere le notizie ai cosiddetti “mezzi busti”, ma, avendo avuto riscontri negativi, poco dopo li tolse.

Creano ansia, per come si vorrebbe far correre ai ripari l’ascoltatore.

Ma quali ripari? Quelli che hanno sviluppi commerciali o di marketing. Consumare beni e risorse, sempre, sino allo spreco.

Votare un autocrate che garantirà una perfetta sicurezza. Al riguardo anche in Portogallo sentii la famosa frase (conosciuta in Italia dalle persone di una certa età e riferita a un altro tiranno): “Durante la dittatura di Salazar (1932-1968), se lasciavi il portafoglio sul tavolino di un bar, ripassando lo ritrovavi lì”.

Secondo la mia modesta opinione selezionando accuratamente fatti di cronaca nera d’interesse puramente locale e proiettarli in primo piano sui telegiornali a livello nazionale si vuole paventare che c’è assoluto bisogno di un esecutivo autoritario. Oltre all’inquinamento della formazione del libero pensiero, viene falsata la percezione del numero e della gravità dei reati, rispetto a quelli effettivamente consumati. Ovviamente per chi ancora crede nel dogma: “L’ha detto la televisione”.

Per fare qualche confronto e paragone bisogna rivedere i telegiornali della RAI degli anni Sessanta e quelli attuali di qualche TV satellitare multilingue, diffusa a livello globale, al fine di comprendere la differenza e la qualità delle notizie proposte.

Sono consapevole dell’utilità delle allerte meteo, ma quelle sulle ondate di calore estivo, spesso, appaiono pressanti ed esagerate: inviti a correre a far installare un condizionatore d’aria, per il previsto caldo torrido, asfissiante, in arrivo.  Titoli come questo “In Italia il caldo atroce arriverà e non ci sarà scampo, ecco la data” non sono solo allarmistici, ma anche macabri e di cattivo gusto!

Se si raggiunge la frescura all’ombra di qualche albero (ove esistente), non si compra nulla. Non tutti hanno bisogno di un condizionatore d’aria, inoltre molte persone non possono permetterselo, né mantenerlo: consuma non poca elettricità e abbisogna di una periodica pulizia dei filtri, dove si annidano virus e batteri.

Stranamente, è meno diffuso lo “stimolo” ad usare sistemi per la purificazione dell’aria dalle polveri sottili, inquinanti, ecc. Credo non si voglia ammettere la qualità non buona dell’aria che respiriamo.

Eno Santecchia

 

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