Riceviamo del Professore Giancarlo ing. Marcelli – Promotore ITS Marche e formatore tecnico di nuove opportunità, oltre ad essere stato dirigente scolastico per molti anni, una riflessione molto approfondita su gli ITS (scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma)  che permettono di conseguire il titolo di tecnico superiore. Per capirci meglio, parliamo di strategia fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali.

Un tema che coinvolge tutti, non solo gli studenti, ma anche tutto quello che ci circonda, in poche parole, il futuro.

Ecco il pensiero:

” Un problema vero degli ITS: l’identità
La costante attenzione verso gli ITS Academy e le auspicate prospettive delineate dalla legge 99/2022, nonché il riodino degli istituti tecnici e professionali attraverso il modello 4 anni più 2 di ITS suggeriscono alcune riflessioni, in merito al limitato accesso numerico che attualmente si è determinato in tali Istituti Tecnologici e viene lamentato da diversi organismi associativi, non ultima la rilevazione Excelsior.


Provo a elencarle:
1 – Gli ITS disposti nel 2008 con specifico D.P.C.M. si dovevano caratterizzare per una sorta di connubio fra scienza e tecnologia, sotto l’auspicio di una potenziale capacità sperimentale sviluppata di fare innovazioni. Così è avvenuto nei primi anni, con ITS eccellenti nei settori del made in Italy, dell’efficienza energetica, della meccatronica e i settori di sviluppo individuati dalla Comunità Europea. Nei primi tempi il coordinamento nazionale dell’allora Ministero dell’Istruzione garantiva unicità e specificità della formazione e la Direzione Generale dell’Istruzione Tecnica ne era orgogliosamente orgogliosa per lo sviluppo dell’esperienza formativa. I tanti tavoli tecnici nazionali servivano soprattutto a confrontarsi nelle varie esperienze e a graduare in modo armonico lo sviluppo di tale formazione post diploma, ora un po’ impropriamente chiamata terziaria.
2 – Nel 2018, dopo 10 anni, tutto è lentamente sfumato e degradato, perché pochi, per l’allora referente politico, erano gli iscritti all’ITS e limitata la ricaduta sociale. Tale giudizio era contestato da molti ITS, ricordando come qualità e quantità siano inversamente proporzionali in strutture di eccellenza, praticate con alto contenuto formativo. In quel tempo gli ITS avevano un’utenza sensibile alla scienza applicata, proveniente dal mondo dell’istruzione secondaria anche liceale, oltre che da esperienze universitarie non concluse perché poco gratificanti.
Questo è il momento in cui nasce l’attenzione attiva del mondo dell’impresa e delle associazioni che vuole assoldare gli ITS ai propri interessi. Non più sperimentatori di tecnologia ma  manutentori di esigenze produttive!
3 – Gli ITS vengono inseriti nei piani di formazione regionale, in modo esclusivo limitandone di fatto la caratterizzazione iniziale e riconducendoli nell’alveo della formazione finalizzata quale primo sintomo dell’autonomia differenziata , fra le varie comunità nazionali. Il Ministero abdica al suo ruolo che viene assunto dalle regioni, poco snelle nella gestione.

Si rafforzano anche gli interessi delle associazioni imprenditoriali, sempre assenti negli investimenti e negli interessi formativi, ma improvvisamente prodighe di attenzioni (pnrr?).
4 – In questo contesto tutto si aggrava con il modello 4+2, al momento sperimentato per le scuole tecniche e professionali e per il quale gli ordinamenti di tali tipologia di istruzione si contraggono a quattro anni, con un completamento riduttivo del biennio degli ITS.
Le 4 osservazioni dovrebbero far riflettere nella definizione di processi formativi e del loro contenuto. Se proprio il sistema scolastico può essere gestito da associazioni di parte, come Confindustria; se invece va associato a un modello nazionale di formazione e deve avere due referenti veri: il MIM e il MUR.”
Giancarlo ing. Marcelli – Promotore ITS Marche e formatore tecnico di nuove opportunità.

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