“In questi giorni di dibattito sugli scontri tra manifestanti e Polizia, ho apprezzato molto le parole di Francesco Ognibene. Francesco, amico e giornalista non schierato, ci regala una visione diversa dal solito coro mediatico. La sua riflessione ci ricorda che rifiutare uno “Stato di Polizia” significa anche, per noi società civile, smettere di commentare con leggerezza e iniziare ad assumerci le nostre responsabilità in prima persona.”

Di seguito la riflessione:
“Il “fermo preventivo” di chi potrebbe causare incidenti nelle manifestazioni mescolandosi ai partecipanti pacifici sa di democrazia debole che ricorre alla forza non sapendo che altro fare, cercando consensi nell’orrore dei cittadini per chi vuole la guerra nelle strade. Credo sia giusto evitare provvedimenti da Stato di polizia. Però. Le devastazioni di Torino (e, prima, di Bologna e di Milano) dicono che con questi selvaggi non si scherza.
E che lo spazio pubblico gli va tolto perché i veri liberticidi sono loro. Ma a fermarli prima che facciano altri danni non deve essere solo lo Stato: credo debba pensarci anzitutto la maggioranza civile di chi vuole manifestare pacificamente, e che sapendo benissimo “come va a finire” ogni volta non può seguitare a offrire di fatto ospitalità ai violenti che si infiltrano. Li vedono entrare nel corteo? Si ferma tutto e li si butta fuori, oppure si torna a casa, o al solo sospetto che “quelli” rovinino tutto si evita di convocare cortei dal finale già scritto.
La storia dei “compagni che sbagliano” oggi è inascoltabile.
O si chiude la porta a queste “frange” ben note, oppure non si scende in piazza finché non si sarà fatta chiarezza su parentele, affinità, silenzi, giustificazioni, ambiguità, distinguo.
La democrazia la deve difendere la gente.
Noi, insieme. Oppure restano solo i manganelli. Che è esattamente quello che vogliono gli “infiltrati”.
Vorrei che i nostri figli, se vogliono, possano andare in piazza a dire la loro senza essere usati da chi vuole solo fare e suscitare violenza, e da chi non ha ancora il coraggio di fare pulizia in troppe persistenti e opache contiguità. Non è solo la destra che deve fare repulisti nelle sue “frange” squadriste”.



