Con il presente comunicato si smentisce categoricamente quanto riportato dalla stampa ovvero che, a seguito del rinvenimento di batteri nell’impianto idrico della struttura della Casa di Riposo Porcelli, i pazienti siano privi di acqua calda. L’ufficio manutenzioni del Comune, immediatamente attivato, al fine di poter garantire un approvvigionamento di acqua calda sanitaria ha predisposto già da giovedì 9 ottobre un punto ausiliario di fornitura.

Questo punto ausiliario è stato installato mediante deviazione diretta della tubazione di adduzione dalla fornitura principale e successivo
collegamento a due sistemi di riscaldamento acqua ad alimentazione elettrica dalla capacità di 80 litri cadauno. Nonostante l’ovvio disagio di non poter utilizzare l’impianto principale, l’igiene di tutti i pazienti, allettati o meno, è sempre stata garantita, grazie all’encomiabile opera di
tutto il personale che si è speso senza sosta e senza risparmio di forze, tramite l’utilizzo di acqua  calda.

Al fine di eliminare la presenza di batteri si è proceduto a un flussaggio continuo ad alta temperatura su tutta la rete, sono stati eliminati i filtri rompigetto su tutti i rubinetti ed è stato effettuato un trattamento con specifici prodotti a base di perossido di idrogeno in soluzione acquosa.
Prima di poter ripristinare definitivamente l’impianto è necessario attendere i risultati degli ultimi prelievi e delle relative culture batteriologiche da parte delle autorità sanitarie preposte, risultati attesi entro l’inizio della prossima settimana.

È così che si agisce se si segue un approccio serio e scientifico, pur nella consapevolezza del protrarsi dei disagi.

Se poi chi alimenta e diffonde voci prive di fondamento per mera speculazione politica mettendo immeritatamente in cattiva luce la struttura e gli operatori è abituato ad agire “a braccio” la questione non può e non deve riguardarci.
Per quanto riguarda la questione relativa ai due casi di scabbia confermati presso la struttura, i due soggetti sono stati immediatamente trattati secondo i protocolli, hanno subito reagito alle cure e, a oggi, non risultano altri casi sospetti. Ma, anche in questo caso, la scienza e la medicina hanno definito tempi modalità operative: il protocollo impone un periodo di sorveglianza attiva di 40 giorni he andrà a scadere il 17 novembre prossimo e solo allora si potrà essere scientificamente certi che la questione sia chiusa.

Eventi di questo tipo possono verificarsi (e spesso si verificano) ovunque, ma solo a Tolentino sembrano spesso oggetto di amplificazioni mediatiche che rischiano di generare allarme ingiustificato.
È doveroso ricordare che il personale della struttura, ogni giorno, assicura livelli di qualità e di assistenza ben superiori agli standard minimi previsti, basti pensare alla presenza infermieristica più che doppia rispetto a quanto stabilito dalla normativa, e non merita una rappresentazione
distorta del proprio impegno.​

Mauro Sclavi
Sindaco di Tolentino

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