La riflessione di questa settimana del dirigente Marcelli affronta una tematica urgente per la nostra società.
Civismo sociale e politica, un intreccio da non trascurare, ma utilizzare per recuperare il valore della politica.
“Troppe volte si è ridotto, soprattutto per le elezioni amministrative, il civismo a una categoria speciale di movimenti locali, comitati o liste civiche “di testimonianza”. Il Civismo in realtà deve essere una proposta politica attiva da sviluppare come un’esigenza popolare per creare una visione di strutture leggere e democratiche capaci di caratterizzare le istituzioni. Portare la qualità della cittadinanza attiva dentro i processi decisionali aiuta anche a superare le frammentazioni e a costruire coerenza fra i diversi livelli di governo. E’ necessario dunque alimentare tale processo? Penso di si, se in questo momento non ci si deve accontentare di contestare, ma proporre, amministrare, con responsabilità la complessità sociale.
Una politica attenta alle cose da fare deve essere coraggiosa e radicata nella concretezza.
Per questo si potrebbero delineare alcune priorità su cui costruire una proposta futura condivisa:
1 – Una rete civica strutturata, che metta in comunicazione esperienze locali, amministratori, associazioni e singoli cittadini attivi, superando l’isolamento e costruendo una sorta intelligenza collettiva;
2 – Un orizzonte comune in cui il civismo libero non è un’identità da rivendicare, ma una pratica da costruire. La forza sta nella capacità di unire ciò che oggi è disperso: esperienze, energie, intelligenze, come alcune esperienze in corso dovrebbero evidenziare. Non è necessaria una adesione ideologica, ma serve una disponibilità all’impegno concreto, perché con il civismo non si promettono soluzioni facili, ma si propongono metodi trasparenti e aperti, senza sostituzioni di élite, nella ricerca di un vero protagonismo cittadino.
Peraltro, in un tempo in cui la sfiducia è diventata sistema, il civismo libero può essere l’antidoto più forte, perché non si limita a chiedere conto, ma si assume il compito del fare. Non si tratta solo di cambiare chi governa, ma di riscrivere come, con chi e per chi. Questi principi possono garantire un recupero della partecipazione cittadina verso una vera politica civica, se circostanziata in ambiti locali, nei nostri piccoli borghi nei quali si respira aria e bisogno di comunità rinfrancata ma ora trascurata in logiche partitiche, più attente al governo generale del paese. Penso che su questo debbano concentrarsi e lavorare i volenterosi della politica sociale, ponendosi anello di congiunzione verso le grandi strategie del futuro! ”
Giancarlo prof. Marcelli


