Ci sono persone e volti che coincidono con le radici della nostra storia. Ogni paese ha dei personaggi che si caratterizzano per passione e conoscenza di eventi che hanno caratterizzato la fine del ‘900 e l’inizio del nuovo millennio.

Il collega giornalista, Eno Santecchia, ha deciso di raccogliere altri ricordi di Vittore Ciccotti, il quale nella sua vita ha sempre vissuto la quotidianità di una città che negli anni è profondamente cambiata.

L’intervista:

Attento osservatore della vita politica e socioculturale caldarolese, il sig. Vittore Ciccotti racconta qualche ritaglio dei suoi ricordi: le sue otto decadi scorrono come le  immagini della pellicola di un film. Ritengo utile ricordarne qualcuno.
Com’era il castello Pallotta dagli anni Sessanta in poi?
“Negli anni Sessanta il castello era chiuso; al riguardo si racconta una storia. Il conte Desiderio aveva lasciato il suo maniero all’Università di Camerino, ma l’accordo non andò a buon fine. Allora si rivolse ai parenti più vicini che vivevano a Fermo. Costoro cedettero la proprietà a Giammario (di un altro ramo dei Pallotta), il quale fece iniziare i lavori. Ma quel giovane morì in un incidente stradale, a circa 29 anni. Il padre, Guglielmo Paride
Pallotta, fece proseguire il restauro. Le migliorie furono realizzate con la supervisione della Soprintendenza di Ancona e del Ministero del Turismo.

Alla fine il castello fu aperto al pubblico; il giovedì di ogni settimana non si pagava il biglietto d’ingresso. Nei primi anni i visitatori non erano numerosi, poi aumentarono, anche grazie al
passaparola dei bambini che, in gita scolastica, avevano ammirato il castello. Per diversi anni fu custode Gabriele Gabrielli, con la madre Maria.

Poi arrivò il terremoto del settembre 1997 che lo danneggiò e così restò chiuso per restauri fino al 2007.

Le visite ricominciarono nell’aprile 2007 durante la prima mostra sul pittore Simone De Magistris, curata da Vittorio Sgarbi. 
Poi subentrò il grafico pubblicitario maceratese Roberto Scocco che curò molto l’immagine, la pubblicità e l’accoglienza, realizzando un notevole rilancio e portando i visitatori a circa 25.000 all’anno.

Scocco aprì anche un ristorante interno nella parte bassa di fronte al pino centenario. Alla sua scomparsa, nel 2011, subentrarono Pino Bonadies e la sarnanese Ludovica Marani, anche essi diedero lustro organizzando attraenti rievocazioni come “Ottocento al castello” e altre, tutte apprezzate. Purtroppo il terremoto dell’ottobre 2016 portò alla chiusura del centro storico e del castello. Si spera che il castello Pallotta possa riaprire, anche in parte, almeno nel 2026.

Un fulmine Venerdì 24 novembre 1972, giorno di mercato, in piazza c’erano poche bancarelle, perché nello stesso mese, all’epoca, si tenevano conosciute le fiere di San Martino, tutti i lunedì di novembre.
Verso mezzogiorno si udì un gran boato, subito non si capì se si trattasse di una scossa sismica o altro. Il fulmine aveva colpito il campanile della chiesa di San Martino causando diversi danni. Caddero dei detriti nella piazza, colpendo un furgone parcheggiato sotto la torre al cui interno c’era il commerciante calzaturiero Aureliano Romagnoli, un’altra autovettura fu danneggiata.

Se c’era un parafulmine non funzionò – dice Vittore – così la saetta danneggiò la chiesa e il palazzo Pallotta, sede comunale, compresa la sala del consiglio comunale, restaurata di recente. Il Comune fece transennare la piazza dalla ditta F. lli Battellini di  Belforte del Chienti. Per quella sera era stato convocato il consiglio comunale che si tenne nei locali del circolo cittadino.
Quella torre campanaria, alta complessivamente 48,05 metri, era opera dall’architetto militare maceratese Pompeo Floriani (1545-1600 ca) che progettò anche le mura ciclopiche de La Valletta, a Malta.

All’epoca Vittore aveva un negozio di frutta e verdura in piazza XXIV Maggio, a lato dell’alimentari di Domenico Moscetta.
La domenica successiva una scossa di terremoto [1] interessò Ascoli Piceno.

(nella foto la dott.ssa Angiola Maria Napolioni e il signor Vittore Ciccotti)

Fu avvertita anche a Caldarola, ma non fece danni. I lavori di restauro di quel campanile furono coperti dalla legge di ricostruzione del sisma sopra indicato: furono eseguiti dalla ditta di Afro Marzioli, buon conoscitore del restauro di edifici storici.
Chi era Massimiliano Cencelli?
“Politico romano di carriera, aveva sposato una cugina di Fedro Buscalferri, all’epoca impiegato dell’anagrafe comunale. Dagli anni Sessanta aveva trascorso qualche giorno di vacanza a Caldarola, presso i parenti della moglie, facendo amicizie locali.
Mentre era sottosegretario al turismo, tra il 1965-66, la Pro Loco e lui organizzarono delle conferenze e diversi eventi tra i quali “Trofeo Centro-Tirreno. “Una settimana a Caldarola” Gran Premio “La Caldarola d’argento”: un concorso per gruppi musicali provenienti del versante tirreno e adriatico.

Con la Pro Loco Cencelli si interessò per far finanziare e creare, accordando Comune ed ENEL (proprietario del lago), la spiaggetta del lago di Pievefavera per il canottaggio, con un chiosco e una struttura balneare. Poi passò al Ministero dell’Interno.

Il villaggio turistico che era stato pensato sopra la spiaggetta del lago non fu realizzato.
In quel periodo il Comune di Caldarola doveva affrontare diversi problemi economici e scolastici. La scuola non riusciva a sbloccare dei fondi per costruire una palestra e il teatro era ancora chiuso. Le concerie e i circa 80 artigiani calzolai erano in crisi, ma non riuscivano a evolversi.
Terminato il mandato di Giorgio Gabrielli, Cencelli si presentò come candidato sindaco.

Si pensava che un esperto politico del Ministero potesse risolvere certe problematiche, almeno in parte. Così Massimiliano Cencelli fu eletto sindaco di Caldarola dal 1970 al 1971 … ma ad un certo punto decise di rientrare a Roma e si dimise”.
Aggiungo che il suo cognome comparve nel cosiddetto “Manuale Cencelli [2]” nel quale si spiegava come assegnare gli incarichi alle varie correnti della Democrazia Cristiana, in base ai voti ricevuti da ogni corrente.
Poi cosa avvenne?
“Alle sue dimissioni subentrò il 1° maggio 1971 l’avv. Nicola Fabbroni che rimase per due mandati, fino al 1980. La fonderia Farabollini di Tolentino si trasferì nella nuova sede di Caldarola. Fabbroni mise mano e ampliò il piano regolatore e fece costruire le case popolari di via Aldo Moro.

L’amministrazione successiva, guidata da Fedro Buscalferri, dovette risolvere un contenzioso tra la proprietaria del terreno, signora Grifi e il Comune; in seguito fu costruita la zona cosiddetta della Smea”.

Eno Santecchia

[1] Quel terremoto, detto di Montefortino, si verificò alle ore 17:03 del 26 novembre 1972 colpendo il Fermano e l’Ascolano.
[2] Venditti Renato, Il manuale Cencelli, Roma, Editori riuniti, 1981.

(tutte le foto sono di Eno Santecchia) 

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