Le infermiere dell’ADI (assistenza domiciliare integrata) nel distretto di Camerino quando vanno in pensione non vengono sostituite.
Questo significa che l’organico è in sofferenza, che il personale in servizio è molto stressato per l’attività che svolge con tanta attenzione e cura e che, con sempre più difficoltà, si riesce a dare risposte alle richieste del territorio. Con l’aggravante che nel periodo estivo aumentano le richieste di assistenza da parte della popolazione anziana e che le dimissioni sempre più affrettate che si registrano dall’ospedale (per carenza di posti letto) richiedono, per pazienti con diagnosi importanti, quasi sempre l’intervento dell’ADI.
Il distretto di Camerino si estende per circa 1281 kmq e dalle montagne arriva fino a San Severino Marche e Matelica.
Il servizio ADI è un fiore all’occhiello dei nostri servizi sanitari per l’attenzione con il quale viene organizzato e per gli operatori che sono testimonianza di umanità e professionalità ma se queste infermiere vengono spremute come limoni perché il territorio è vasto, c’è poco personale e le esigenze crescono, quale può essere il suo destino?
Nell’immediato può accadere che qualche infermiera, seppur a malincuore, chieda la mobilità, che il servizio perda la sua attrattività anche per i pazienti, che le persone siano lasciate sole e quindi debbano decidere per una struttura assistenziale piuttosto che rimanere a casa.
Eppure con i fondi del PNNR e del D.L. 34/2020 sono arrivati 5miliardi per il settore, un ottimo finanziamento per raggiungere obiettivi più alti di servizio. Alcuni studi ci dicono però che le percentuali di assistiti aumentano ma diminuiscono le ore complessive dedicate alle persone interessate . Qualcosa non ha funzionato se a fronte dei finanziamenti si è arrivati a coprire una popolazione intorno al 9,5% ma le ore sono diventate 9 per ogni assistito quando in passato se ne attribuivano molte di più e a livello nazionale la media è di 14 ore.
A questo destino ci ribelliamo con tutte le nostre forze e lavoriamo per invertire questa tendenza dei servizi sociosanitari nell’entroterra. Ci vuole un Cambio di Marche


