Ci ha colpito quanto scritto dal vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, per il settimanale Emmaus, sull’attesa del nuovo papa. Marconi nel 2023, ma anche in altre occasioni, ha accompagnato il cardinale Padre Robert Francis Prevost a Tolentino dove gli Agostiniani hanno nella Basilica di san Nicola un punto di riferimento per il movimento nazionale e non solo.

Come si può evincere dalle foto, la presenza di padre Robert non è stata dimenticata e la diocesi, in particolare i fedeli di Tolentino lo ricordano bene.

Ecco cosa ha scritto marconi:

“Benedetto colui che viene”

In questa ultima settimana, mentre su tutti i giornali stava crescendo la “febbre da Conclave”, quasi con gli stessi toni e le stesse immagini dell’attesa per il vincitore di Sanremo, mi sono posto una domanda: quale parola evangelica può illuminare questo tempo di attesa?

Mi è subito venuto in mente il grido delle folle di Gerusalemme la Domenica delle Palme: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.

Così aspettavo la nomina del nuovo Papa, come colui che sarebbe venuto nel nome del Signore: cioè mandato da Dio ed anche capace di portarci in maniera ben sensibile la presenza di Dio, di parlare chiaramente in Suo nome.

Per questo quando ho sentito il nome ho avuto la conferma che tutto tornava: papa Leone è stato da subito una bella sorpresa del Signore risorto. È infatti apparso subito a tutti che Papa Leone è un Papa venuto nel nome del Signore.

Lo conoscevo come vescovo agostiniano ed ex superiore generale degli agostiniani, un ordine nel quale ho tanti ottimi amici in Umbria, a Roma e soprattutto a Tolentino.

Un uomo spirituale e di preghiera, ma anche un uomo di cultura capace di dialogare con il pensiero contemporaneo.

Negli incontri più o meno formali avuti con lui in questi anni, e più frequenti da quando era diventato il Prefetto del Dicastero per i Vescovi, mi sono confermato nell’idea diffusa tra i suoi confratelli agostiniani che: Padre Robert Francis è sempre stato un uomo di grande comunione.

Fin dal DNA è un costruttore naturale di ponti tra le persone ed i popoli. È un americano, ma latino non anglosassone, figlio di immigrati da Francia, Italia e Spagna. Si è formato anche a Roma, dove è tornato spesso da superiore degli Agostiniani.

È stato a lungo missionario in America latina e la naturalezza con cui fin dal suo primo discorso è passato dall’italiano allo spagnolo è un indizio importante. Nel mondo le quattro lingue più parlate, che indicano anche quattro modi diversi di pensare e di vivere sono: l’inglese, il cinese, l’indi e lo spagnolo. Per Papa Leone la prima e la quarta sono per lui la lingua madre e la cultura che gli è propria. È davvero un pontefice naturale, capace di far incontrare il nord e il sud del mondo.

Ho pensato davvero che il Conclave più mondiale della storia, non abbia scelto un papa USA, ma un papa mondiale.

Ed è un uomo che si è confermato, per come lo conoscevo, prima di tutto orientato verso Cristo. Nella liturgia di Pasqua si legge una frase Paolina: “se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, non quelle della terra”. Credo che Papa Leone ci stupirà spesso: noi abituati a pensare anche Dio dal nostro punto di vista tanto terreno, troveremo certo in lui un uomo concreto e terreno, naturalmente umile, moderno e capace di dialogo con il mondo, anche quello molto laico, ma che guarda le cose del mondo dal punto di vista di Dio, non da quello solo umano e mondano.

È un bel punto di vista quello di Dio, una visione nuova, che manca ai potenti della terra. Non una visione vaga e disincarnata, ma altra e provocante, capace come papa Leone ha mostrato da subito, fin nel primo discorso, di pensare “una pace disarmata, ma anche disarmante”. Ben diversa dalla visione di una pace conquistata con la guerra, ma anche da quella di un pacifismo che si arrende al male ed al maligno. Questa visione cattolica sul mondo, dal punto di vista di Dio, sarà un dono ed una provocazione per il nostro mondo.

Papa Leone XIII da cui ha preso il nome, fu il Papa della “Rerum Novarum”, la prima enciclica sociale della Chiesa cattolica, ma anche il papa che inserì nella Messa la preghiera a san Michele Arcangelo, per la difesa della Chiesa e del mondo dal demonio e del male. Un papa che univa cioè visione spirituale e grande sensibilità sociale. Non credo che sia un caso che padre Prevost abbia scelto per sé il nome di Leone XIV.

Preghiamo per lui di cuore, ne ha davvero bisogno.

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