È quasi una iniziazione: il nipote ha 14 anni, frequenta il primo liceo classico (ai miei tempi era il quarto ginnasio), ha ormai buona confidenza con il latino, il greco, le parolacce e qualcos’altro.
È tempo di sorprenderlo con una realtà dei nostri concittadini romani che ci hanno preceduti di parecchi secoli.
Lo porto a visitare la chiesa di San Clemente, a due passi dal Colosseo, antichissima basilica con strati sottostanti fino a quattro livelli.
In uno dei piani inferiori, nei pressi dell’altare in funzione intorno all’anno mille, era chiaramente visibile, fino a pochi anni fa, una sorta di “fumetto” rappresentante l’attività di un personaggio lì sepolto.

Questo fumetto raffigurava il carrettiere Sisinnio che sollecitava i suoi tre servi, Gosmario, Albertello e Carboncello, a spingere il carro, con la frusta e a male parole, nel fumetto si leggeva infatti, chiaramente:” Traite mihi, fili de le pute “.
Si leggeva…perché ora non si legge più.
Alla mia delusione ha risposto il direttore della biglietteria e del ‘mercatino ‘ annesso: “Fino a quindici anni anni fa era esattamente come si vedeva all’origine, poi, con l’aumentare del flusso dei visitatori (paganti 12 euro a biglietto), il fumetto è scomparso “.
Bene…questo è un chiaro esempio della fine del nostro patrimonio culturale, la sua mercificazione senza limiti farà si che lasceremo ai posteri molto meno di quanto abbiamo trovato.


La gestione della Basilica di San Clemente è affidata da circa tre secoli ai domenicani irlandesi.
Roma è in mano a stranieri, dal più umile venditore di paccottiglia cinese alle grandi multinazionali che gestiscono la ricettività, il traffico cittadino, aerei con tariffe minime, tutte filiere senza anima.
Il Cupolone e il Campidoglio guardano passivamente mentre i ‘fili de le pute’ danneggiano e distruggono la nostra storia ingrassando sempre più.
Domenico Aquili



