La riforma della scuola tiene “banco” nei dibattiti televisivi e nel mondo del giornalismo, che prova a orientare l’opinione pubblica.
Ma il tema è anche oggetto di confronto tra dirigenti scolastici e docenti di ogni ordine e grado, oltre che tra i giovani, spesso coinvolti in dinamiche poco chiare e talvolta poco trasparenti.
Alunni che si trovano, non di rado, di fronte a insegnanti non sempre disponibili all’ascolto e al dialogo, pur avendo il compito delicato di valutare in modo equo e costruttivo il percorso scolastico di ciascuno.
In questo contesto, la passione e l’esperienza del nostro Giancarlo Marcelli ci offrono una riflessione profonda, nata anche dal dialogo diretto con gli studenti:
“Si susseguono commenti sul valore degli Esami di Stato, gli avvenimenti che li hanno caratterizzati e le annunciate modifiche ministeriali, dal nome alla struttura.
Personalmente ritengo che gli esami debbano mantenere la loro definizione, come pure vada rispettata la rinuncia praticata da parte di alcuni maturandi di non svolgere il colloquio conclusivo. Sulla ridefinizione dell’esame, da Esame di Stato a Esame di Maturità, credo si debba mantenere l’attuale definizione perché sono esami organizzati dallo Stato, gestiti da suoi funzionari e con valore legale, questione non banale. L’operazione annunciata di cambiamento in esame di maturità non è coerente con le finalità e gli obiettivi originari, ma forse legata a ideologismi morali più prossimi a sistemi meno democratici del nostro.
Sui giovani che hanno boicottato i colloqui conclusivi, non credo abbiano praticato un capriccio come vorrebbe analizzare il dott. Crepet, perché, non affrontando il colloquio per ottenere la promozione i maturandi dovevano possedere un bel curricolo (credito scolastico) e aver ben svolto le prove scritte.
Hanno protestato, a mio avviso con coraggio, per reclamare attenzioni, coerenti ai bisogni, mancate nel corso degli anni e maggiore ascolto verso le loro motivazioni.
A fronte di una situazione così evidente l’iniziativa annunciata di penalizzazione è una sorta di autogoal, perché disattenta ai veri problemi di cui occorre far tesoro per migliorare il sistema scuola.
Si apra dunque un dibattito adeguato, condotto sul valore culturale dei giovani, la storia formativa della scuola, la formazione appropriata dei docenti evitando banalità di valutazione e di proposte, ma valorizzando le sensibilità riscontrate”.
Giancarlo prof. Marcelli


