La scuola non va in vacanza grazie al contributo settimanale del Prof. Giancarlo Marcelli che apre una riflessione sulle valutazioni Invalsi, positività e criticità.
Ma alla stesso modo, la notizia è su tutti i giornali anche oggi, si parla dei giovani che rifiutano gli esami. Fatti due conti (quelli i ragazzi li fanno bene) quest’anno alcuni studenti hanno preferito fare scena muta all’esame orale di maturità. Scelta voluta o politica?
Il tema è complesso, la riflessione di Marcelli ci apre al confronto:
“Le valutazioni Invalsi: positività, criticità, futuro e i giovani che rifiutano gli esami.
I dati Invalsi (Istituto Nazionale Valutazione Sistema Istruzione) 2025, ricavati dalle prove svolte da 2.555.000 studenti del sistema scolastico nazionale, sono per alcuni versi molto positivi seppur evidenziando la consueta contrapposizione di risultati fra centro-nord da una parte, sud e isole dall’altra. E’ sicuramente interessante il dato della dispersione scolastica (ELET- abbandono scolastico precoce) che passa negli anni dal 25,9% all’attuale 8,3%, con un calo rilevante dell’abbandono. Il fenomeno è estremamente importante, perché l’incremento delle quote di popolazione che raggiungono il diploma può avere evidenti ricadute positive non solo sugli apprendimenti, ma anche sulla qualità della vita sociale. Per contro l’approccio al sistema scolastico di un maggior numero di giovani, rispetto al totale della popolazione di riferimento, pone un più generale problema di competenze e eccellenze, in calo complessivo, dato confortato dall’analogo trend anche a livello internazionale (prove OCSE-PISA 2022, che impone necessari interventi nel profondo della vita scolastica, con richieste di formazione adeguata, di innovazione appropriata, di coinvolgimento sociale e di miglioramento delle infrastrutture. In sintesi buoni sono i risultati di conoscenza e apprendimento della lingua inglese, sia al nord che al sud e nelle isole. Più variegati regionalmente quelli che riguardano la lingua italiana e la matematica, mediamente accettabili al nord e al centro, più critici al sud. Dai risultati regionali si evince, in particolare, come le scuole marchigiane siano in una fascia di valore più simile agli istituti del nord che del sud e isole. Questo dato, tutto scolastico, deve essere liberato da qualunque giudizio di merito esterno, perché appartenete a un sistema di autonomie sempre eccellente nel settore dell’istruzione pubblica, con esperienze didattiche di valore nei vari ordini. Mantenere attenzione verso tale realtà culturale e sociale è il solo valore aggiunto.
Un breve inciso sento di doverlo infine fare per sollecitare la comprensione dei “comportamenti coraggiosi”, direbbe Don Milani, di giovani di valore che raggiunto il minimo della promozione agli esami di stato, credito più prove scritte, con motivazioni non banali hanno rifiutato il colloquio e lasciato la loro scuola con amarezza e tristezza. Una sorta di abbandono conclusivo le cui cause suggerisco all’INVALSI di sottoporre a valutazione nelle prossime rilevazioni. Personalmente ho cercato di leggere le motivazioni dichiarate dai maturandi con attenzione, rifiutando giudizi autoritari incomprensibili, ma apprezzando il coraggio di tali studenti che hanno aperto uno scenario di dibattiti da approfondire e non censurare, sul rapporto docenti – studenti, scuola- futuro, sogni- realtà”.
Giancarlo Prof. Marcelli


