Riconosciamo al professor Giancarlo Marcelli un impegno sociale e mirato verso il futuro dei giovani. In verità sono molti coloro che amano parlare delle nuove generazioni ma, troppo spesso, senza conoscere le loro esigenze.
Il dirigente Marcelli ci “regala” un’altra riflessione:
“In questo tempo è rilevante come si siano modificate etica, morale, senso civico e i giovani non siano in grado di guardare e comprendere la società in cui vivono. La generazione giovane, “nativa digitale e nota anche come Generazione Z”, in particolare manifesta dubbi, timori verso i rischi sociali ed economici che deve affrontare, dalla disoccupazione al calo disponibilità economiche familiari, in una fase particolare dello sviluppo personale che un tempo era sinonimo di entusiasmo e non di disagi e incertezze .
Quali dovrebbero essere gli obiettivi dei giovani?
Cosa dovrebbero sognare, ma cosa li spaventa di questo tempo? Recenti studi e indagini comportamentali registrano un significativo calo di valori etici, tra cui l’onestà , il senso della giustizia e della libertà da sognare e praticare. La quasi totalità dei giovani manifesta un forte desiderio di indipendenza dal proprio nucleo familiare, ma molti addirittura rinunciano a programmare ogni ricerca di lavoro, vagando nel nulla senza modelli sociali di riferimento.
Altri ripongono grande entusiasmo e fiducia nella tecnologia , anche nella speranza che li aiuterà a conciliare professione e vita privata, rendendo il lavoro meno noioso e ripetitivo. Un unico neo può sovrastare le aspirazioni, quello di essere rimpiazzati da un robot, un algoritmo o un’Intelligenza artificiale. Una sfida possibile e auspicabile, per il futuro da indicare da parte dei governanti, potrebbe essere quella di integrare tutte le risorse tecnologiche, umane e finanziarie, per sviluppare nuove forme di cooperazione e scambio tra generazioni per un sistema inclusivo, finalizzato a valorizzare e utilizzare al meglio le diversità generazionali. La scuola per questo può essere un possibile ammortizzatore e può in generale, in tale confusione di prospettive, fare la sua parte culturale. Per valorizzare il suo ruolo non si potrà evitare di compiere una comparazione tra l’esistente nazionale e altri modelli di istruzione, senza emulare realtà lontane. Simili confronti potrebbero portare alla luce i punti di forza della scuola italiana, oltre naturalmente, le sue criticità. Purtroppo però alle classi dirigenti sembrano interessare solo il tempo breve e non i contenuti appropriati da sviluppare pagandone il conto con un diffuso abbassamento del livello culturale. La scelta dei Ministri dell’Istruzione, a esempio, risponde più a logiche casuali e a equilibri di partito o alla pura consultazione del manuale Cencelli, rispetto alla grande accuratezza utilizzata nella individuazione dei responsabili dei Dicasteri economici. Peccato perché la formazione è un fondamento Costituzionale della società e dell’economia!
Le uniche vere riforme sono state introdotte con la definizione dell’autonomia scolastica e della scuola media dell’obbligo. In tale maniera si sono precisati una condizione operativa impegnativa, responsabile e un diritto sancito nella Costituzione quale quello dell’accesso universale alla cultura. Con l’obbligo si è realizzato un grande piano di eguaglianza; con l’autonomia, quella vera e necessaria, si è resa possibile la visione complessiva di tutte le forme di istruzione, per un raccordo adeguato anche di natura universitaria. Qualunque sia stato il ciclo delle secondarie di provenienza è stato possibile nelle situazioni più virtuose orientare verso scelte spesso anche motivate, non da numeri chiusi che hanno complicato il problema aumentandone l’aleatorietà, ma dal desiderio di coronare un sogno. Con l’autonomia si sono disegnati percorsi particolari, senza trascurare scuole professionali, rilevanti, per esempio, nei vari settori, ma sempre legate a processi formativi che non dovessero trascurare il senso civico dell’istruzione. In un contesto demografico di cambiamento senza precedenti, da noi in Italia però, a fronte della riduzione dei numeri, non è corrisposto un maggiore investimento e mentre la popolazione scolastica si è ridotta e va riducendosi, anziché personalizzare l’insegnamento, si sono accorpate le classi. Pe gli immigrati, in costante aumento, ma che non riescono a compensare il “deserto” demografico, anziché allargare l’accoglienza, si alzano barriere, dimenticando che la componente multietnica crescente e imporrà delle scelte di integrazione fra popoli culture e tecnologia.”
Giancarlo Ing. Marcelli – Ex docente di Elettronica – Ex Dirigente Scolastico coinvolto nei modelli di nuovi ordinamenti secondari e ex Presidente ITS, ideatore di percorsi post-diploma


