A Camerino non si spegne l’eco della recente visita istituzionale del Generale Salvatore Luongo, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri. La sua presenza in città, avvenuta lo scorso martedì 11 agosto, ha riacceso i riflettori non solo sull’avanzamento della ricostruzione post-sisma, ma anche sull’opportunità delle scelte urbanistiche che ridisegneranno il volto del centro storico.
Il sopralluogo e la conferma: la caserma torna in Piazza Mazzini
Durante la sua tappa nella città ducale, il Generale Luongo ha incontrato la Compagnia locale e ha effettuato un attento sopralluogo al vecchio stabile della caserma, gravemente compromessa dal terremoto del 2016. L’obiettivo della visita era verificare in prima persona l’andamento dei lavori di ristrutturazione. Il messaggio scaturito dall’ispezione è chiaro e inequivocabile: quell’edificio storico tornerà a ospitare la caserma dei Carabinieri.
La presa di posizione del professor Polzonetti
Se da un lato la restituzione di un presidio di sicurezza alla città è un segnale di ripartenza, dall’altro la sua collocazione nel cuore nevralgico di Camerino sta sollevando perplessità. A dar voce ai dubbi è stato il professor Alberto Polzonetti, che attraverso la sua pagina Facebook ha condiviso una lucida e critica analisi, invitando i cittadini a un esercizio di immaginazione:
“Mettetevi un attimo in piazza Mazzini e guardate verso nord. Davanti a voi l’ex Convento dei Minori Osservanti, la chiesa di San Francesco, le ex Carceri, e davanti un giardino con un balcone, con lo Spiano poco più in là. Ora immaginate quella stessa piazza con le gazzelle dei carabinieri parcheggiate al posto del giardino, che brulica di carabinieri e con le ex carceri trasformate in alloggi.”
Il problema del “Luogo” e le alternative possibili
Nel suo intervento, Polzonetti chiarisce di parlare a titolo personale, ma centra due questioni fondamentali che interessano l’intera comunità: il luogo e il metodo.
Per quanto riguarda il luogo, il professore sottolinea come l’area di Piazza Mazzini rappresenti “uno degli ultimi spazi capaci di rimettere in moto il centro storico”. Destinarla a un uso prettamente militare e logistico rischia, secondo questa visione, di sottrarre alla cittadinanza un’area vitale per la socialità e il rilancio turistico-culturale della città. Inoltre, Polzonetti fa notare come le alternative non mancassero, persino rimanendo nelle vicinanze del centro: dall’ex liceo, al vecchio ospedale, fino agli spazi della Comunità Montana.
Il nodo del “Metodo”: dov’è il dibattito pubblico?
L’aspetto più spinoso sollevato dall’intervento riguarda però il metodo con cui si è giunti a questa decisione. La riqualificazione di un’area così importante del centro ferito dal sisma è passata attraverso un processo partecipativo?
La conclusione del professore è un interrogativo aperto rivolto sia ai lettori che agli amministratori:
“La domanda, semplice, per chi legge e per chi decide: c’è stato un momento in cui Camerino è stata chiamata a dire la sua? Se esiste un atto che lo racconta, lo cerchiamo e lo pubblichiamo. Se non esiste, è già una risposta.”
La riflessione di Polzonetti getta così un sasso nello stagno della ricostruzione camerte, aprendo un dibattito cruciale: ricostruire significa solo riedificare i muri caduti, o comporta anche ripensare collettivamente gli spazi per la città del futuro?

