I risultati del Programma OCSE-PISA 2025 evidenziano come è la scuola e come renderla consapevolmente più partecipata
Il Programma PISA (Programme for International Student Assessment) è un’indagine internazionale promossa dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) con cui si misurano le competenze degli studenti quindicenni dei Paesi aderenti. Al programma partecipano gli studenti provenienti da più di 80 diversi Paesi tra cui l’Italia. I dati per l’ultimo report 2005 sono relativi a:
- oltre 760 000 studenti in rappresentanza di circa 33 milioni di quindicenni dei 91 Paesi partecipanti.
- In Italia, la rilevazione ha coinvolto 8946 studenti distribuiti in 285 scuole e rappresentativi di circa 507 000 quindicenni, pari all’88 % della popolazione di riferimento individuata.
La valutazione è realizzata con scale di rendimento divise in livelli crescenti (da 1 a 6):
- Sotto il Livello 2 sono gli Studenti che non raggiungono la soglia minima di competenza considerata necessaria per affrontare i compiti basilari della vita quotidiana.
- Ai Livelli 2, 3 e 4 sono catalogati gli Studenti che possiedono competenze adeguate e standard coerenti con le richieste scolastiche e sociali.
- Ai livelli 5 e superiori sono posti gli Studenti eccellenti in grado di risolvere problemi complessi e astratti.
Nel nostro paese è l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione) a occuparsi della somministrazione delle Prove e della raccolta dei dati che vengono successivamente confrontati con quelli delle altre nazioni. Le Prove sono pensate per accertare solo alcune competenze degli studenti che stanno per completare l’obbligo scolastico (quindicenni), monitorando i giovani nel momento in cui dovrebbero essere pronti per affrontare la vita adulta.
Per determinare le abilità di problem solving e lifelong learning (paradigmi consueti su cui impegnarsi) dei ragazzi, il Programma PISA misura le competenze dei quindicenni, concentrandosi sulla valutazione delle prestazioni in Lettura, Matematica e Scienze, in quanto le competenze per lo studio di queste materie sono fondamentali per una partecipazione consapevole della la vita adulta. Altre informazioni preziose sono gli atteggiamenti, le motivazione e le abilità di risoluzione collaborativa di problemi (cooperative learning).
Le Prove si svolgono ogni tre anni, a partire dal 2000, ma dopo l’edizione 2025, PISA avrà una periodicità quadriennale. Ad ogni indagine viene approfondito uno dei tre ambiti che sono oggetto di misurazione (Lettura, Matematica e Scienze). I dati OCSE-PISA 2025 sulle competenze degli studenti di 15 anni lanciano sicuramente segnali preoccupanti sul diritto a un’educazione di qualità per ognuno. Nei Paesi dell’area OCSE ad esempio un quindicenne su 5 non raggiunge il livello minimo di competenze in scienze, matematica e lettura, rispetto al 16% rilevato nel 2022. Un calo nella preparazione in materie fondamentali per lo sviluppo delle competenze di cittadinanza, che rappresenta un segnale di allarme anche per il futuro delle nostre democrazie. I risultati nazionali per contro sono complessivamente stabili con un miglioramento nelle scienze.
I dati nazionali nascondono però ancora forti disuguaglianze socio-economiche, territoriali e tra i diversi indirizzi scolastici:
- il 22% dei quindicenni, poco più di uno su 5, non raggiunge il livello minimo di competenze in scienze
- il 24%, circa uno su 4, non raggiunge quello minimo in lettura
- il 31%, quasi uno su 3, non raggiunge il livello minimo in matematica.
Rispetto al periodo precedente alla pandemia, il quadro cambia a seconda della materia. In scienze si registra un miglioramento, con il punteggio medio passato da 468 a 483 punti. In matematica il risultato scende da 487 a 468 punti, mentre in lettura rimane sostanzialmente stabile, passando da 476 a 474 punti.
Nel confronto internazionale, l’Italia “tiene” con risultati tendenzialmente stabili, ma questa tenuta complessiva non può far passare in secondo piano le differenze che continuano a caratterizzare il nostro sistema educativo:
- in scienze, la quota di studenti che non raggiunge il livello minimo di competenze passa dal 14,4% nel Nord-Ovest al 32,3% al Sud.
- Anche nelle altre materie la distanza è significativa: in lettura, dal 16,2% del Nord-Ovest al 34,2% del Sud; in matematica, dal 21,9% al 44%.
I dati mostrano quanto il territorio in cui ragazze e ragazzi crescono e studiano continui a incidere sulle loro opportunità educative.
Si propongono le seguenti osservazioni:
1 – il livello culturale, dichiarato soddisfacente dal Ministero, viene considerato in rapporto a dati di altri paesi che peggiorano. E’ come dire: noi peggioriamo di meno!
2 – la scuola vive del substrato culturale e familiare dei giovani in valutazione: dove non c’è povertà i dati sono migliori, perché, persa la motivazione sociale del riscatto, anche le famiglie non acculturate ma economicamente benestanti puntano su figli che non si presentino ignoranti;
3 – l’intero modello formativo presentato per tali risultati è solo parzialmente un modello coerente ai bisogni.
Molti giovani vanno con assoluta indifferenza a scuola, perché snaturata nei giudizi sociali e non la condividono nella sua operatività.
Le tre considerazioni impongono, a mio modesto avviso, un cambio di marcia con precise regole operative per:
1 – rialzare il livello culturale, ponendo la scuola come obiettivo nazionale non di diseguaglianze, ma di rinascita per recuperare un serio impegno nello studio!
2 – solidificare il valore socio-culturale in ogni comunità per superare i tanti ossimori sociali fra sapere, nel senso di essere informati, e conoscere nella consapevolezza;
3 – eliminare l’indifferenza partecipativa, trasformando la scuola da luogo di passaggio occasionale a luogo di creatività sociale.
Fare quando indicato e garantirlo allo stesso modo può rendere qualunque sistema di valutazione omogeneo , con risultati positivi per il futuro.
Giancarlo prof. Marcelli

