Martedì 16 dicembre, nell’aula magna dell’Istituto Professionale “Pocognoni” di Matelica, ho partecipato a un’iniziativa dedicata alla mobilità Erasmus, promossa dal corpo docente e magistralmente guidata dal dirigente scolastico. Un momento di confronto e riflessione che ha acceso i riflettori su una delle esperienze formative più significative per le giovani generazioni.
Erasmus+ è l’attuale programma dell’Unione Europea per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport. Nato nel 1987 con il nome di Erasmus e trasformato nel 2014 in Erasmus+, rappresenta il programma più longevo e conosciuto dell’UE nell’ambito della mobilità tra Paesi comunitari. Dal suo avvio ha coinvolto oltre 16 milioni di persone, stabilendo un record per numero di partecipanti.
Il nome Erasmus è l’acronimo di “EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students” e rende omaggio a Erasmo da Rotterdam, grande umanista olandese che oltre cinquecento anni fa viaggiò in tutta Europa per conoscere culture diverse e approfondire i valori e la storia del cristianesimo.
All’Istituto Professionale Pocognoni, l’esperienza Erasmus ha almeno quindici anni di storia e, grazie alla lungimiranza degli insegnanti di allora, la scuola fu tra le pioniere di questo percorso formativo. Un cammino che oggi continua a dare frutti importanti.
(Video intervento dirigente Giancarlo Marcelli)
Una riflessione particolare va dedicata agli studenti coinvolti e al valore umano dell’esperienza che li forma come cittadini del mondo. La missione del progetto Erasmus è infatti quella dell’inclusione: di persone, istituzioni e territori, attraverso giovani che non restano fermi nella staticità della propria realtà, ma scelgono di confrontarsi, condividere e crescere insieme ai coetanei di altri Paesi.
È proprio questo che accade quando, per un periodo, si lasciano le proprie abitudini per andare alla scoperta di quelle altrui. Si torna diversi, migliori e più ricchi interiormente, perché si è avuto il coraggio di affrontare il mondo nella sua pluralità, imparando che il confronto non è elemento divisivo, ma fattore di integrazione.
In senso politico – inteso come polis – il valore di questa esperienza è profondo: ciò che i giovani apprendono viene poi condiviso all’interno della scuola e della comunità, trasformando le differenze osservate altrove in ricchezza culturale, capace di rafforzare i valori della tolleranza e della solidarietà.
È questa la scuola che sa distinguersi e, allo stesso tempo, integrarsi nelle strategie di crescita di una democrazia universale. Una scuola che guarda lontano grazie ai ragazzi dell’Erasmus, giovani che cercano le differenze non per dividerle, ma per arricchirsi.
Giancarlo prof. Marcelli


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