Le indicazioni presentate dal Ministro Valditara sul regolamento per la scuola dell’infanzia e il primo ciclo d’istruzione, a suo tempo già analizzate, definiscono una scuola per pochi, e anche il Consiglio di Stato, valutandole, le smonta e le considera tipiche di una sorta di scuola inadeguata alle sue finalità, in sintonia con le contestazioni sollevate nei mesi scorsi da sindacati, associazioni di genitori, studenti e docenti.
L’organo giudiziario ha rilevato gravi criticità, per quanto indicato sulla scuola dell’infanzia, sulla primaria e per gli istituti secondari di primo grado, sospendendo dunque l’espressione del parere richiesto per lo schema di regolamento, destinato a sostituire quanto introdotto nel 2012 dall’allora Ministro del governo Monti, Francesco Profumo, grande uomo di cultura formativa. La scelta ovviamente non equivale a uno stop definitivo, ma mette in luce le problematiche evidenti del testo, a partire dall’Analisi di impatto della regolamentazione (Air), per la valutazione preventiva delle conseguenze di una simile proposta di legge, anche dal punto di vista sociale ed economico, considerata “per molti aspetti inadeguata allo scopo”.
Errori, refusi e imprecisioni (due pagine) poi si sommano a critiche strutturali, dalla reintroduzione del latino come insegnamento facoltativo alle medie, che anche per il Consiglio di Stato rischia di aumentare la forbice della disparità tra studenti. Una consacrazione effettiva di quanto espresso da diverse associazioni, comprese quelle riunite sotto il “Tavolo nazionale per la scuola democratica”. I 23 soggetti impegnati nel mondo dell’educazione avevano considerato l’inserimento del latino, seppur opzionale, una sorta di mancata garanzia dell’eterogeneità delle classi, nella distinzione tra percorsi riservati alle élite e percorsi destinati alle masse. Il parere, senza trascurare le possibili questioni logistiche, ha constatato come esistano nella secondaria di primo grado peraltro anche docenti di lettere che non possono insegnare latino, in quanti privi dei requisiti richiesti.
Per l’insegnamento della storia non viene spiegato perché non siano state accolte le osservazioni del Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Non ci sono inoltre definizioni chiare per concetti come “dispersione digitale” o “rigenerazione del paradigma formativo” e mancano dati aggiornati sull’infanzia. Non sono state previste e indicate neppure garanzie sulle coperture economiche e l’effettiva disponibilità di mezzi e risorse, secondo la valutazione del Consiglio di Stato.
Un disastro annunciato e una bocciatura assegnata fin dalla prima bozza, considerata come una pericolosa operazione di revisione della cultura democratica della scuola. Anche nella sua versione finale, si rinnova l’impianto ideologico identitario e anacronistico. Per questo si augura per il futuro prossimo una seria revisione del testo e un reale dibattito con le scuole dell’autonomia, non adeguatamente considerate, tema costantemente trascurato dal MIM benché di valenza costituzionale.
Il Ministro Valditara ha ovviamente minimizzato il rinvio del parere, come normalmente fanno gli studenti che non studiano in presenza di verifiche e vengono bocciati, respingendo l’idea frutto, a suo avviso, di uno stop politico. Nessuna bocciatura, dice, solo richieste di integrazioni tecniche e di specificazioni che si accoglieranno “ben volentieri” nello spirito di leale collaborazione istituzionale. Nei prossimi mesi il ministero di viale Trastevere dovrà comunque rispondere alle richieste e alle critiche, chiarendo coperture, obiettivi e coerenza normativa del testo, mentre a Palazzo Spada si resta in attesa degli adempimenti richiesti, ma la regressione culturale e la visione gerarchica e sovranista, a tratti nostalgica, della scuola di Valditara subisce un altro stop di livello.
Anche i sindacati rilanciano la mobilitazione e il Tavolo nazionale per la scuola democratica si è mobilitato per una scuola capace di garantire eguaglianza, emancipazione e pensiero critico contro un modello che esalta “identità, confini, ordine e obbedienza»” e aggiungo un pensiero di Don Milani educhi alla fiducia, non ai voti . La riforma dei programmi scolastici che il ministro Giuseppe Valditara auspica e vuole avviare a partire dall’anno scolastico 2026/ allontana socialmente la scuola per riportarla al tempo delle poesie e memoria già alle elementari. Per questo è stata disposta la sospensione del parere nella more degli adempimenti richiesti e della correzione dei refusi presenti nel testo redatto dal Ministero del Merito.
Chi valuterà in futuro le proposte del Ministro e il danno prodotto?
Giancarlo prof. Marcelli


