L’incontro con il prof. Giovanni Ottavio Quercetti, di Tolentino, mi offre l’occasione per raccontare ancora su Caldarola.
Autore di “Caldarola tra epica e storia” (1985), Quercetti ci rivela qualche retroscena. So per esperienza diretta che ogni libro ha parecchi antefatti: essi spesso non sono riportati nei volumi.
Laureatosi in lettere classiche e filosofia, Quercetti, dal 1975 al 1985, ha insegnato materie letterarie alle scuole medie di Caldarola. Pur non tralasciando lo studio del latino e del greco.
Quali furono i rapporti storici tra Caldarola e Tolentino?
“Data la vicinanza, ci sono stati intensi rapporti commerciali e culturali nei secoli. Niccolò Mauruzi (1350 ca-1435), condottiero di Tolentino, secondo la tradizione sconfisse i duchi da Varano di Camerino nella battaglia di Planus Saltus (Pian d’Assalto), probabilmente svoltasi nell’estate del 1434, ottenendo per Caldarola una certa autonomia.
Durante il Medioevo gli abitanti di Caldarola erano poco più di mille. La popolazione si mantenne costante nei secoli, anche durante le epidemie che avevano
decimato i paesi circostanti”.
Come da villaggio riuscì a diventare un centro di una certa importanza?
“La fortuna di Caldarola fu dovuta soprattutto ai Pallotta. Il capostipite Guglielmo era originario di una umile famiglia di Messina, giunse a Caldarola nel XV secolo. Il discendente Giovanni Evangelista (1548-1620) studiò nel seminario di Macerata, dove conobbe il marchigiano Felice Peretti, che in seguito divenne papa con il nome di Sisto V”.

Insegnante a Caldarola, Quercetti conobbe l’allora sindaco Fedro Buscalferri con il quale fu legato da amicizia intellettuale e da empatia. Fedro raccontò a Giovanni le sue esperienze da partigiano durante la Resistenza. Quercetti notò che Fedro incarnava lo spirito di resilienza, e di libertà, e di alti ideali, in cui credeva fermamente.
Non era stato un partigiano per la contingenza dei fatti, aveva uno spirito naturalmente libero e forte, non sopportava gli oppressori.
Nonostante siano trascorsi 40 anni, ancora ricorda bene quanto Buscalferri gli raccontò. Per il sindaco fu sconvolgente la scoperta della morte del padre Aldo, il 22 marzo 1944, di cui aveva viste le tracce degli scarponi sulla neve, sopra Caldarola.
Gli raccontò dettagliatamente anche l’imboscata di Sarnano del 31 maggio 1944, dicendogli che dopo l’accaduto, fu talmente sconvolto dalla morte di quei militi avversari, che non riuscì a mangiare il formaggio che si era portato nella bisaccia, perché aveva un nodo alla gola. In seguito, quella forma servì per giocare a ruzzola.
Buscalferri gli disse: “Purtroppo la guerra porta a situazioni in cui ci si ammazza tra parenti, come nell’episodio del forno di Vestignano”, riferendosi al patriota che si era rifugiato in forno, per sfuggire al rastrellamento e fu ucciso dallo zio, nonostante lo implorasse di risparmiarlo.
A quell’episodio l’intervistato dedicò la poesia “La pietra e il pane”.
Ci dica delle immagini della stanza del Paradiso presenti nel libro?
“Girando, su permesso del sindaco, le antiche stanze del palazzo Pallotta, allora sede municipale, su permesso del sindaco, alla ricerca di documenti e di antiche testimonianze sulla storia di Caldarola, entrò in una stanzetta. Degli elettricisti stavano inchiodando delle piattine sulle pareti affrescate della stanza del Paradiso! Rimasi di stucco e urlai: “Fermi fermi!” e mi recai subito dal sindaco, dicendogli: “Stanno inchiodando De Magistris”.
Il sindaco accorse e li fermò!
Claudio Radosevich, professore di artistica, nel 1985, prestò le sue capacità, per riprodurre alcuni disegni della stanza del Paradiso, poi inseriti nel volumetto”.
Perché si parla in modo romanzato delle conquiste romane e francesi?
“Lo scopo del volumetto è evidenziare lo spirito dei caldarolesi che fu sempre mosso dal desiderio di libertà dagli oppressori e di resilienza ai fenomeni catastrofici naturali. La storia di questo paese è caratterizzata attraverso i secoli da guerre, invasioni, terremoti ed epidemie. La prima parte racconta la conquista romana del territorio piceno. La seconda parte rievoca l’occupazione francese del XVIII secolo e l’ultima parte l’occupazione tedesca”.
Che altro ci può dire?
“Il libro fu stampato con metodi antichi (torchio) dalla casa editrice Mierma di Pieve Torina, grazie all’interessamento del preside Luigi Marchegiani di Camerino”.
Spieghi in modo divulgativo cosa è la paleografia “Mi sono appassionato alla paleografia per merito del professor Giulio Battelli,
dovetti lasciarla per problemi di vista. Questa scienza si occupa dello studio delle antiche scritture: su papiri (anche danneggiati), pergamene, legno, tessuti di lino e tavolette d’argilla (scrittura cuneiforme)”.
Quercetti è stato un “latinista” precoce, anche per causa di forza maggiore. La mamma, insegnante, conosceva benissimo il latino; era chierichetto di padre Domenico Gentili, priore degli agostiniani di San Nicola. Quindi fu poi tenuto in grande considerazione dal professore torinese Antonio Fazzone che lo riteneva il migliore della classe in quella materia.
Dopo circa trent’anni il prof. Antonio Fazzone ritornò a Tolentino per salutare i suoi ex alunni e si lamentò con l’intervistato perché, nonostante le ottime premesse, non aveva pubblicato nulla.
Quercetti offrì al suo insegnante una copia di “Caldarola tra epica e storia”.
Il professor Fazzone diede un giudizio eccellente alla prima ed alla seconda parte.
Per quella riguardante Buscalferri affermò che lasciava molto a desiderare, svelando così le sue idee monarchiche.
Quercetti non si considera uno storico professionista, ma un amante della microstoria. Si ritiene un animo generoso verso i lettori, poiché leggendo le sue opere,
devono divertirsi. Si interessa di come hanno vissuto le persone dell’epoca.
Il suo metodo storico è simile a quello del Manzoni, che cerca di attirare l’interesse del lettore, ricostruendo con la fantasia la realtà storica.
Secondo il mio parere è piacevole immaginare, in modo verosimile, anche i sentimenti, le emozioni e le passioni di quei personaggi protagonisti e gregari, scomparsi secoli fa.
Aggiungo che l’estratto arido dei contenuti documentari può annoiare moltissime persone, oggi non più abituate a leggere a lungo.
Professor Quercetti cosa ne pensa della ricostruzione post sisma 2016 di Caldarola?
“Ancora una volta i caldarolesi hanno dimostrato di essere guidati dal loro spirito di rinascita, infatti la città sta risorgendo. Anche per merito del sindaco Giuseppe Fabbroni che segue con grande entusiasmo l’opera di ricostruzione. Si prevede che la città ritorni ad essere un centro turistico di grande interesse. La storia millenaria di Caldarola sarà testimoniata dallo splendore dei numerosi monumenti che stanno tornando ad una nuova vita”.
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