Botta e risposta infuocato in Consiglio regionale delle Marche. Il presidente dell’Assemblea legislativa, Gianluca Pasqui, rompe il silenzio e risponde punto per punto alle dure critiche e agli attacchi mossi dalle minoranze in seguito alla seduta aperta svoltasi a Muccia lo scorso 28 ottobre. Una nota ufficiale con cui Pasqui rivendica con fermezza la correttezza del proprio operato, rivendicando il ruolo di garanzia e imparzialità istituzionale.
La questione dell’ordine dei giorni e il caso Catena
Nel documento, Pasqui ripercorre i passaggi chiave di quella giornata, nata per commemorare il decennale del sisma del 2016 e fare il punto sulla ricostruzione. Il presidente sgombera subito il campo dagli equivoci sulla mancata discussione iniziale in merito alle recenti inchieste giudiziarie:
«Il Presidente del Consiglio regionale non determina discrezionalmente ciò che l’Assemblea debba discutere. La richiesta delle minoranze era stata sottoposta alla Conferenza dei capigruppo e respinta a maggioranza».
Sulle tensioni divampate in aula durante l’intervento del Commissario straordinario Guido Castelli – che avevano spinto le opposizioni a denunciare una mancata tutela delle prerogative del consigliere Leonardo Catena – Pasqui precisa che la replica non è mai stata negata:
«Non potevo conoscere in anticipo il contenuto dell’intervento del Commissario. Nell’immediatezza ho detto chiaramente a Catena che avrebbe potuto replicare e ho invitato Castelli a ricondurre l’intervento sui temi della seduta. La scelta di abbandonare l’Aula è stata una decisione politica che rispetto, ma non può essere trasformata nella prova di una presunta mancata tutela».
Il caso Mancinelli e il bilancio della presidenza
Un passaggio centrale della lettera è dedicato alla gestione dell’intervento della consigliera Valeria Mancinelli. Pasqui sottolinea di aver adottato un atteggiamento di massimo favore nei confronti delle opposizioni, derogando alle regole concordate:
-
Inversione dell’ordine: Mancinelli è stata autorizzata a parlare per prima, scavalcando le prenotazioni per alzata di mano degli altri capigruppo.
-
Tempo a disposizione: Pur essendo previsto lo spazio per ogni singolo capogruppo, alla consigliera è stato concesso di parlare cumulativamente per oltre mezz’ora senza subire interruzioni o censure.
Lo stesso rigore “morbido” è stato riservato al clima generale dell’aula, compresi i toni accesi utilizzati dal consigliere Fabrizio Cesetti nei confronti del banco della presidenza, di fronte ai quali Pasqui ha scelto la via del dialogo e della distensione anziché procedimenti disciplinari rigidi.
«La mia unica parzialità è stata a tutela delle opposizioni»
Respinta al mittente anche la critica sul proprio intervento introduttivo, incentrato esclusivamente sulle emergenze reali dei territori (dalla sanità alle infrastrutture, passando per il carcere di Camerino e lo spopolamento dell’Appennino) anziché sulle vicende giudiziarie:
«Il ruolo di garanzia del Presidente non può trasformarsi nell’obbligo di conformare il proprio intervento alle valutazioni politiche di una parte dell’Assemblea».
Pasqui conclude rivendicando con serenità il proprio operato:
«Se devo accettare l’accusa di essere stato “di parte”, posso allora riconoscere una sola parzialità: quella dimostrata nei fatti a tutela delle stesse opposizioni. L’imparzialità non si misura sulla soddisfazione politica, ma sulle regole applicate e sui diritti garantiti. Continuerò a presiedere tutelando ogni consigliere e pretendendo il rispetto dell’istituzione».


