Iniziativa molto interessante voluta dal primo cittadino di Caldarola Giuseppe Fabbroni che a cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini prova a sensibilizzare i cittadini sul pensiero di un grande autore.
Personalità contraddittoria e di grande spessore, scriveva già il 24 Giugno del 1974 sulle pagine del Corriere della Sera destava scalpore esprimendo concetti profondi, semplici e lucidi in relazione al “Potere senza volto”.
Illuminatore di popoli e artista incompreso, il legame che lega la figura di quest’uomo alla destra italiana in un rapporto certamente controverso, fatto di confronti e scontri, memorie e verità inespresse e celate. Quasi potremmo dire quanto la destra e la sinistra fossero due lati contrapposti della personalità del poeta, due estremi ideologicamente contrapposti, che lui personificava.
Certo, tutti ricorderanno il Pasolini marxista eclettico, comunista e anticonsumista, populista e blasfemo, ma era anche molto altro.
Fabbroni, a 50 anni dalla sua morte violenta, vuole ricordare questa figura e come detto sensibilizzare i cittadini sull’eredità ideologica da lui lasciata per una riflessione e per il suo legame legame storico che, volontariamente o no, ha finito per relegarlo indissolubilmente a quella destra storica perdutamente inattuale.
Scomodo a sinistra e a destra, Pasolini risulta inadattabile al vuoto ideologico che delinea la situazione politica italiana attuale. “Un vuoto fatto di passioni spente e ideologie cadaveri”, come affermò Marcello Veneziani alcuni anni fa quando il centro destra non era al potere.
E così si scopre che c’è destra e destra. C’è una destra che lo amava, e c’è una destra che si è accorta di lui solo troppo tardi, dopo averlo contestato.
Ma c’è anche un’unica sinistra ipocrita, in grado di abbandonarlo e rinnegarlo quando seppe che era omosessuale, cacciandolo dal PCI.
Nessuno più ricorda che lo stesso Pasolini ebbe un fratello partigiano ucciso dai partigiani comunisti? Che criticò il potere dilagante della sinistra mascherato a servizio della resistenza? Perché non diciamo anche che Pasolini scrisse uno dei suoi primi articoli proprio su un resoconto entusiasta di un viaggio con gli universitari fascisti a Weimar e la sua ultima poesia è dedicata ad un giovane fascista a cui suggerisce di amare la tradizione di “una destra divina” delineata in tre principi cardine quali: difendere, conservare e pregare?
Ecco allora che a Caldarola la Settimana culturale, nata dall’idea dell’associazione Macondo, sostenuta anche dall’Unione Montana dei Monti Azzurri, celebrerà Pier Paolo Pasolini.
Un progetto per commemorare il cinquantesimo anniversario della morte di un figura centrale della cultura italiana del Novecento e getta le basi per un ciclo di eventi futuri. «Nei prossimi anni la Settimana culturale interesserà altri temi – anticipa il sindaco Fabbroni – rendendo questo appuntamento un momento ricorrente di approfondimento culturale e di crescita collettiva per il territorio».
La rassegna prevede tre appuntamenti di grande interesse, distribuiti tra il 31 maggio e il 7 giugno. Si inizia sabato alle 17 alla biblioteca dell’Istituto De Magistris con l’incontro “Pier Paolo Pasolini:
orme del suo pensiero”, un dibattito condotto dal professor Alberto Cingolani, che offrirà al pubblico una riflessione sul pensiero pasoliniano e la sua eredità culturale e politica. Giovedì 5
giugno, alle 21.15, alle Sala Tonelli, spazio al cinema con la proiezione del film “Mamma Roma”, uno dei capolavori del regista friulano. L’introduzione sarà a cura di Stefano Monti che guiderà gli
spettatori alla scoperta dei temi e dello stile della pellicola. Infine, sabato 7 giugno, alle 21.15, al teatro comunale, il gran finale con l’anteprima nazionale dello spettacolo “Corpus Pasolini 50 –
Tredici uccellacci, una cornacchia, un usignolo”. Lo spettacolo, ideato e interpretato da Giorgio Felicetti, sarà accompagnato dal paesaggio sonoro live di Serena Armstrong Fortebraccio. Un
omaggio originale e intenso all’opera e alla figura di Pasolini. «Corpus Pasolini – si legge nelle note di regia – prende il via dall’ultima misteriosa notte di vita dello scrittore. In un montaggio a ritroso,
si dipana la confessione impossibile e provocatoria del poeta che attraversa le opere e gli scritti, dalle poesie In forma di rosa ai romanzi della Vita violenta, dal teatro fino al grande cinema da
Accattone a Salò. Ma soprattutto è nello spietato analizzatore della società italiana, del cambiamento antropologico e del genocidio culturale che tragicamente si prefigurava negli Scritti
Corsari e nelle Lettere Luterane che viene fuori tutta la forza e l’attualità di Pasolini.
Rimane intatta la sua disperata vitalità. Il suo amore per la vita. E il suo testamento, toccante immenso apocalittico scenario dell’Italia che siamo noi. Lo spettacolo rimette assieme i corpi di questa voce, e tende una corda, anzi un cordone ombelicale tra gli spettatori di oggi e quel poeta civile lucido appassionato veggente.
A cinquant’anni dal massacro del poeta, la mancanza di una voce come la sua che dell’umile Italia ha fatto stridulo canto, diventa allucinato urlo nel silenzio del nostro deserto».


