Futuro

Oggi l’articolo “lavoro, la fuga dei giovani” apparso su la Repubblica mi ha fatto tanto pensare e ripensare.

Pensare ai perché tanti ragazzi dopo la laurea, il diploma o competenze comunque acquisite, lasciano o hanno lasciato il nostro paese e reso ancor più povere le aree già tali. Ho ripensato ai pensieri lunghi di passati creativi, in cui i programmi positivi di vita della comunità erano auspicabili se realizzabili con i giovani coinvolti. Il futuro è invece sempre più opaco perché poi quanti se ne vanno sono i migliori, i più creativi, lasciando nel nulla la loro provenienza. Quando si pensa alla difesa degli interessi nazionali, come qualche Ministro, ahime!, dichiara, evitando integrazioni e accoglienza occorre pensare perché i centomila giovani hanno lasciato la nostra terra negli ultimi 2 anni, allontanati da politiche dissennate di mancata difesa degli interessi citati, non tutelando il lavoro e le speranze.

Perché giovani di valore devono allontanarsi dalla propria terra?

Mi piacerebbe che il mondo dei partiti, oltre i campi larghi o le necessità di allearsi da parte di chi è in condizioni di privilegio minato, provi con attenzione a riflettere e a ricordare che questo, quello cioè di creare condizioni di benessere per le future generazioni, è il principale compito da svolgere.

Le nostre aree interne arrancano, ma di lavoro dignitoso oltre quello pubblico o privato nel terzo settore i giovani non ne trovano e dopo una vita investita sul loro futuro si rimane soli perché se ne vanno. Allora come si fa a far rimanere medici, ingegneri, stupendi laureati se si propongono solo occupazioni ingrate, ovviamente possibili, ma senza alternativa per i migliori?

Non sono un brontolone di maniera, ma un ideatore speranzoso di futuro che invita i giovani, nelle prossime competizioni elettorali, prima magari di staccare biglietti per altri luoghi, a chiedere conto ai governanti sulle loro inadempienze, proponendosi essi stessi alternativa … alla fuga.

Forza ragazzi non siete soli se non lo volete!

Giancarlo Marcelli

Lascia un commento