Stabilire le responsabilità penali, rispetto alle indagini condotte dalla DIA e dalla Guardia di Finanza, spetta alla Magistratura verso cui esprimiamo fiducia totale ed incondizionata. 

Nelle Marche il centro sinistra che ha gestito la ricostruzione del terremoto del ‘97 e la fase acuta nell’evento 2016, non ha avuto né avvisi di garanzia né segnalazioni di alcun genere, perché la legalità è stata sempre considerata una condizione imprescindibile per tutelare le comunità colpite dal terremoto, le risorse pubbliche messe a disposizione per la ricostruzione e tutte le imprese che lavorano con serietà e trasparenza.

Ora ci troviamo di fronte a una situazione di inaudita gravità; per la prima volta la Regione è governata dalla destra e proprio durante questa legislatura emerge con forza il problema della presenza e delle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata in un settore strategico come quello della ricostruzione post sisma.

È un fatto di rilevante importanza politica, che impone alla Giunta regionale, che governa e rivendica la gestione della ricostruzione, di non sottrarsi alle responsabilità politiche nel momento in cui emergono vicende di questa portata.

Al momento è pervenuta unicamente l’operazione di distrazione di massa del Consiglio regionale di Muccia, con la parata di tutti i leader della destra marchigiana osannanti verso Castelli ed Acquaroli, timidi difensori nelle loro chiusure dell’operato della Giunta regionale rispetto le vicende giudiziarie e con una gestione dei lavori consiliari in capo a Gianluca Pasqui a dir poco inadeguata.

Ha infatti lasciato che Castelli lanciasse un attacco premeditato al Consigliere regionale Leonardo Catena, che non poteva replicare e considerato “colpevole” di aver chiesto nell’allora veste di Sindaco l’adeguamento sismico della casa di riposo di Montecassiano, nel tentativo di dimostrare che non esistono figli e figliastri della “filiera”; ci sarebbe solo mancato che il Commissario alla ricostruzione non avesse ascoltato e supportato le legittime richieste di un Sindaco, benché di opposizione.  

L’assordante silenzio dei Sindaci, delle imprese scalzate dal presunto sistema malato, e anche il torpore delle associazioni dei cittadini, dovrebbe far riflettere tutti sulla reale bontà del sistema in atto.  Del tipo di azioni e del labile equilibrio propri della “filiera” sono rappresentativi anche i silenzi della Meloni tanto in Parlamento quanto al Consiglio regionale di Muccia dove non ha inviato neanche un saluto di circostanza, i silenzi sulla vicenda delle testate televisive e giornalistiche nazionali, oltre all’assenza di qualsivoglia riferimento alle possibili conseguenze per i terremotati della nota vicenda nel discorso di Pasqui, rappresentante del territorio in Regione ed ex Sindaco di Camerino.

Avrebbero fatto meglio Castelli e Acquaroli a concentrarsi su una domanda che, davanti alle notizie giudiziarie che investono il sistema della ricostruzione post sisma nelle Marche, non può essere ignorata: “chi e come” garantirà ai terremotati che la ricostruzione delle loro case possa proseguire senza ulteriori ostacoli?

I terremotati non possono diventare le vittime collaterali di una vicenda che non dipende da loro; vittime che Castelli ha tentato di far passare per colpevoli, per aver “scelto” una ditta che più di altre poteva garantire la copertura del 110%. Ma chi doveva controllare il sistema di controllo? La Magistratura farà il proprio lavoro e sarà necessario attendere gli accertamenti giudiziari prima di attribuire responsabilità personali. Ma attendere la verità giudiziaria non significa rinunciare a pretendere trasparenza, chiarezza e responsabilità politica.

La così detta “filiera” ha il dovere di rispondere, la vicenda apre inevitabilmente una questione politica che coinvolge i vertici delle istituzioni regionali e della ricostruzione.

Acquaroli deve garantire che l’azione della Regione sia improntata alla massima trasparenza. Castelli, nella sua funzione di commissario straordinario, deve rassicurare cittadini e imprese sulla continuità della ricostruzione, sulla regolarità delle procedure e sulla tutela dei cantieri. 

Occorre garantire che i cantieri privati regolarmente avviati possano proseguire, che le imprese ricevano le risorse dovute e che le famiglie non siano costrette a subire nuovi ritardi per vicende rispetto alle quali non hanno alcuna responsabilità. I cittadini hanno diritto di sapere se esistono rischi concreti per i finanziamenti, per i pagamenti e per il completamento delle opere. Hanno diritto a informazioni puntuali e a garanzie verificabili. Non bastano rassicurazioni generiche, servono un quadro aggiornato dei cantieri, tempi certi e impegni pubblici sulla prosecuzione dei lavori.

Il Direttivo del Circolo PD di Camerino

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