Lo spunto delle riflessioni che vado a fare, nasce dalle letture del mattino, in cui sono evidenti i contrasti fra chi ancora spera in un futuro in cui prevalgano i valori dell’integrazione sociale e chi spavaldamente li mortifica con iniziative legislative contraddittorie con i problemi che ci assillano, come quello della demografia.

Ricordo che, da dati statistici, nel 2025 sono nati in Italia solo 355 mila bambini, mentre il numero dei decessi è stato pari a 650 mila, con un saldo in più di 300 mila unità rispetto alle nascite! Attualmente la popolazione complessiva è stabile solo grazie a tale differenza, dovuta all’immigrazione, fenomeno oggetto di fastidiose forme oltraggiose e incomprensibili di una inutile propaganda elettorale! Con i numeri citati fra qualche anno, senza immigrati, si apriranno 10.000 classi in meno, un indicatore da non trascurare per la crescita sociale!

Appena ieri in un dibattito familiare con conoscenti di scuola mi è stato posto un problema simile: qualcuno dei presenti ha sostenuto che i mali funzionali della scuola siano associati al livello culturale di alcuni operatori che non cito per rispetto, un tempo assunti senza titoli scolastici, oggi addirittura laureati!

Il mio disappunto è stato veemente e, per ribadire il paradigma demografia-crescita culturale, ho ricordato come sia importante considerare necessario una scuola aperta a tutti   in questo tempo di guerre e aggressioni frutti   di mancanza di formazione al rispetto! La scuola, palestra di vita, è luogo in cui si curano   tutti i possibili frequentanti, con velo o senza, perché in tale luogo non si discrimina, ma si unisce nelle differenze per valorizzare talenti e far crescere le migliori abitudini di convivenza.

Un bel compito da assegnare agli increduli è magari quello di ricordare uno dei più importanti articoli della nostra Carta Costituzionale, l’art. 34, che così recita: ”La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita almeno per otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

Dire allora che vanno posti limiti alla presenza dei bambini provenienti da altri paesi vuol dire non averne capito il senso e lo spirito dei redattori, reduci da un periodo in cui la penna era sostituita dal moschetto e molti bambini, come quelli ebrei, non avevano potuto frequentare!

Per stabilizzare un maggior rispetto sociale non occorrono tanti decreti sicurezza, ma tanti decreti scuola-investimento.

 

Giancarlo prof. Marcelli

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