La crisi con la Spagna, aperta dal nostro governo, dopo i fatti di Ceuta, città spagnola del nord Africa, in cui si sono riversati senza controllo della polizia marocchina migliaia di migranti, fortunatamente tutti, o quasi, fatti rientrare dal governo spagnolo sa, a mio modesto avviso, di ideologizzazione dei fenomeni immigratori che secondo il pensiero di destra andrebbero comunque respinti, a prescindere da ogni motivazione sociale e culturale.

Nella storia i processi migratori ci sono sempre stati, perché associati a necessità politiche e economiche che inducono a cercare luoghi più sereni e economicamente più vantaggiosi. Questa riflessione la voglio iniziare da oggi, giornata di commemorazione della catastrofe di Marcinelle.

Settant’anni fa, a Marcinelle, quella promessa di riscatto associata agli accordi del 1946 sul cosiddetto scambio “manodopera-carbone”, si trasformò in una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana. A migliaia avevano lasciato un’Italia arida di opportunità lavorative per trasferirsi in un Paese in cui servivano nuove forze per sostenere la ripresa economica. L’8 agosto 1956, al Bois du Cazier, per un incidente durante una manovra nel pozzo, si innescò un incendio nel quale persero la vita 262 minatori, di cui 136   italiani.

Lì morirono uomini accomunati da un destino crudele di lavoratori migranti, arrivati in un Paese dove spesso erano accolti con diffidenza, considerati soprattutto braccia da impiegare nei settori più duri e degradati. Li chiamavano “musi neri” per la fuliggine che si depositava sui loro visi. Questa prima riflessione aiuta a capire che le migrazioni sono legate ai bisogni, mentre il cattivo rispetto è legato al livello culturale del popolo accogliente!

La storia si ripete anche nei particolari: li i musi erano neri dal carbone, ora qui i musi sono tristi, arrossati nel ricatto dei caporali che la prima cosa che fanno è quella di sequestrare i documenti e i visti. Le storie che si ripetono sono anche quelle degli operai stranieri che salgono sulle impalcature di cantieri edili istallati per la ricostruzione delle case e dei palazzi delle nostre città. I lavoratori bengalesi impiegati nei cantieri navali del Nordest, fondamentali in un comparto strategico in cui si continuano a fare i conti con diffidenza e marginalizzazione. I braccianti indiani di mezza età, che faticano nei campi di meloni sono   padri che lavorano sotto il sole nella speranza di offrire ai figli condizioni di vita migliori delle proprie. Parliamone con coraggio e riflettendo! A Ceuta, probabilmente su sollecitazione marocchina, molti migranti sono arrivati senza controllo rompendo l’ipocrisia del controllo, quella che pensa di governare l’immigrazione con l’ipocrisia e … allora si costruiscono centri di raccolta per poveri disgraziati, arrivati per bisogno inventando il gioco del controllo sotto una regola che era nata per agevolare i viaggi e si  reintroduce il potere del respingimento. I nostri governanti sono stati gli inventori del gioco, partendo da Ceuta e ora si lamentano perché lo facciano anche gli Spagnoli! Sono esterrefatto da tanta cattiveria sociale verso la libertà di vivere e la ricerca di benessere. Qualcuno che sta bene o pensa di starci mi dirà: prendili a casa tua! Non avrei problemi a farlo ma se questi qualcuno poi cercano badanti o apprendisti direi loro: ora cercali anche tu per casa tua! La politica vera è un’altra cosa; è la sede della libertà, dell’altruismo e dell’organizzazione! Questa idea, a mio avviso, va sostenuta ribaltando la teoria della cattiveria e dividendo il piacere di esistere con quello di impegnarsi nella solidarietà.

 

Giancarlo prof. Marcelli – 3357113751

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