Nella sua recente intervista al quotidiano “Il Messaggero” il Ministro dell’istruzione e del merito appare, ai miei occhi, come il nocchiero di una nave, la povera scuola, oramai alla deriva, per le tante incongruenze praticate e l’impoverimento culturale rilevabile, creati sistematicamente nel mondo sacro dell’insegnamento. Mi pare necessario segnalare allora alcune inutilità di vanto prodotte, fra cui per primo quella di aver rimesso all’Esame di Stato il nome originario di Esame di Maturità.
Non se ne abbia Sig. Ministro viene da dire, ma il nome cambiato era stato introdotto da un, a mio avviso, saggio uomo di cultura che ha diretto il dicastero dal 1996 al 2000. Era Luigi Berlinguer giurista di gran valore, che riempì di contenuti la scuola dell’autonomia, individuata con la legge 59 del 1997, regolamentata dal Dpr 275/99, e assurta nel 2001 a rango Costituzionale. Per fortuna Lei non è riuscito a smobilitarne completamente il patrimonio organizzativo creato, ma in diversi casi ne ha mortificata la pratica didattica. Tornando al merito dell’esame di maturità, ricordo l’efficace processo condotto dal Ministro Berlinguer, per dichiarare di Stato un esame conclusivo dal valore legale e liberarlo dal pietismo culturale di chi poi ha ripensato di misurare addirittura la maturità dei giovani, alla fine di un ciclo scolastico come quello secondario.
Evito anche di commentare la traccia del tema di esame che Lei Ministro vanta di aver scelto, tratta dal libro di Frank Furedi “sui confini che contano”, espressione ideologica di un sovranismo che si affanna a mostrarsi forte, ma sempre più povero di idee. La inviterei però a non citare grandi uomini politici, come Gramsci o Togliatti, o a utilizzare il presidente Saragat come anti-fascista e anti-comunista perché sono due anti diversi, il primo dei quali garantito in gran parte dai comunisti citati.
Sulla matematica poi girovaga, magari perché ignaro della materia ma assegnandosi addirittura il ruolo di rivoluzionario della ricerca della sua dimensione culturale!
Poveri noi, dediti a superare gli esami scientifici di analisi, materia che nel XVIII secolo, con l’esaltazione della ragione, introdusse il calcolo infinitesimale per comprendere l’universo come sistema regolato da equazioni. Se questa non è una dimensione culturale, si cancella una parte importante del pensiero, della cultura scientifica e filosofica.
Sulla riforma dei tecnici infine, da ex redattore per il d.vo 88/2010 di un corso tecnologico caratterizzante un’opzione specifica, resto sconcertato da tanta inutile spavalderia nell’osannare e finanziare una scuola le cui finalità sono finalizzate fuori dal suo terreno culturale! Dunque, caro Ministro torni a far stare la scuola libera dalle sue imposizioni e non si rincorra con generali che parlano di scuola, senza conoscerla appropriatamente.
Ad Majora!
Giancarlo prof. Marcelli


