L’attacco, in corso contro l’Iran, viola, al di la delle finalità dichiarate di liberazione di un popolo oppresso da una brutale autocrazia teocratica, il diritto internazionale che vieta l’uso della forza, se non per legittima difesa contro un attacco armato, art. 2 par. 4 Carta delle Nazioni Unite che rappresenta il trattato istitutivo dell’ONU, in vigore dal 1945, vincolante per tutti gli Stati, fra cui gli Stati Uniti e Israele, che lo hanno sottoscritto.
Gli Stati Uniti negli anni ne hanno tutelato il valore, mentre Israele, membro ONU dal 1949, ne ha anche recentemente disattesa l’applicazione nelle sue azioni contro i Palestinesi.
Per ricordare le vicende del diritto internazionale, l’anno 1945 non è solo quello istitutivo dell’ONU, ma anche del Processo di Norimberga in cui si stabilì la responsabilità penale individuale per crimini contro l’umanità, di guerra e di aggressione. Certo la storia scritta dopo un conflitto mondiale ha un sapore di giustizia speciale, ma poi cancellarla in nome di diritti, seppur sacrosanti, può essere una seria offesa dell’intelligenza, perché governare senza regole la violenza, vuol dire mortificare la storia e le relazioni fra popoli, forze propulsive della democrazia e della pace. Il compendio espresso alligna con difficoltà in molti pensieri perbenisti”, dando forza ai sovranisti che vogliono conquistare il mondo con qualsiasi mezzo, senza riflettere sulle conseguenze, le regole esistenti e le prospettive che si creano per la democrazia.
Nel caso particolare, analogamente a quanto accaduto in Venezuela, se ne vedono poche e inefficaci per la libertà delle donne e dei giovani Iraniani, dei quali il mondo se ne sarebbe dovuto occupare con adeguata efficacia attraverso le istituzioni dedicate, ma proprio costantemente mortificate dai sovranisti. Ricordo in ultimo che Trump , privo dell’autorizzazione del congresso, esclusa solo per interventi limitati, ha violato anche tale principio, rendendone incomprensibilmente esistente l’efficacia.
Mi fermo qui con tanto fastidio, da sempre avuto, verso i prepotenti e la mancanza di stima per chi non ama la storia.
Giancarlo prof. Marcelli


