Lo scorso fine settimana Tolentino ha ospitato la prof.ssa Giovanna Grenga (ambasciatrice Gariwo e referente del ‘Giardino dei Giusti’ di Roma, redattrice della rivista ‘Rom e Sinti Oggi’ e collaboratrice con il trimestrale ‘Noi dei Lager’, bollettino dell’Associazione Nazionale ex Internati Militari,.aderente al Movimento Europeo di Azione Nonviolenta per il sostegno alle famiglie ucraine a Leopoli e Kyiv), che appena giunta in città ha visitato nel giardino della biblioteca filelfica il busto del ‘Giusto tra le Nazioni’, conferitogli alla memoria dallo Yad Vashem di Israele, per aver salvato un gruppo di 42 ebrei (tra cui 12 bambini) rifugiati a Fiastra dal rastrellamento perché fornì loro documenti falsi ed indicazioni per nascondersi.
E poi è rimasta ammirata dagli affreschi del Cappellone della basilica di san Nicola Alla presenza del sindaco di Tolentino, Mauro Sclavi, del presidente del Consiglio comunale di Tolentino, Alessandro Massi, del sindaco di Camporotondo di Fiastrone, Massimiliano Micucci, del consigliere comunale, Marco Belli e del presidente del circolo culturale ‘Tullio Colsalvatico’ la
prof.ssa Grenga ha portato i saluti di Angelica Edna Calò Livnè, figlia di una famiglia ebrea salvata dal poeta tolentinate dai rastrellamenti nazifascisti, lanciando l’idea di creare un ‘Giardino’ dedicato ai Giusti dell’umanità.
Mentre il giorno successivo all’Abbadia di Fiastra, su invito di don Rino Ramaccioni, in collaborazione con il Ser.Mi.T. di Tolentino ed il Ser.Mi.RR. di Recanati, ha affrontato il tema: ‘Per una pacificazione tra i popoli in guerra: la speranza di una vita migliore’, raccontando chi sono i ‘Giusti’: “I Giusti non sono né santi né eroi, ma persone comuni che a un certo punto della loro vita, di fronte a ingiustizie e persecuzioni, sono stati capaci di andare con coraggio in soccorso dei sofferenti e di interrompere così, con un atto inaspettato nel loro spazio di responsabilità, la catena del male. Non esisterà mai una tipologia esaustiva degli uomini e delle donne Giusti, perché nel corso della storia e in ogni contesto appaiono sempre figure nuove, capaci con la loro coscienza e la loro capacità di giudizio di anticipare il corso degli avvenimenti.
I Giusti e le Giuste salvano, accolgono, testimoniano, ed esprimono la propria umanità nel soccorso ad un altro essere umano”.
Prima di lasciare spazio alle molte domande la professoressa ha raccontato le finalità di Gariwo, acronimo di ‘Gardens of the Righteous Worldwide’: “Gariwo è nata con l’intento di estendere tale concetto dalla memoria della Shoah a quella di tutti i genocidi e crimini contro l’umanità. Fin dalla
sua nascita, Gariwo ha proposto una nuova cultura della responsabilità, affrontando il tema della memoria della Shoah e dei genocidi del ‘900 attraverso le storie dei Giusti. Gli uomini e le donne che salvano delle vite nei genocidi, difendono la dignità umana nelle dittature, cercano di prevenire
i meccanismi dell’odio che creano le condizioni di una deriva estrema, mostrano in modo inequivocabile che gli esseri umani hanno sempre una possibilità di scelta.
Anche pochi Giusti possono salvare l’idea di speranza e di futuro, perché provano che l’essere umano, pur all’interno della sua fragilità, ha la possibilità di diventare arbitro del suo destino. Si trasmette così, a partire dal male estremo, un messaggio ottimista. Se ogni uomo si assume una responsabilità è possibile ribaltare le situazioni, anche se i risultati non sono quantificabili e immediati”.
L’incontro ha aperto un percorso di incontri per approfondire la Bolla di indizione giubilare, ‘La speranza non delude’, che si terranno una domenica al mese all’Abbadia di Fiastra; il prossimo incontro è fissato domenica 27 ottobre con Yamo Ansari (Jania Khali), raccontando la propria vita:
‘Perché profugo e volontario’.


