Presentato al Mimit un piano da 90 milioni di investimenti e 1.250 uscite volontarie. Per lo stabilimento marchigiano si ipotizza la reindustrializzazione, ma la Regione chiede garanzie a tutela dei lavoratori.
ROMA – Un segnale di apertura che allontana lo spettro dei licenziamenti unilaterali, ma che non basta a dissipare le nubi sul futuro dello stabilimento di Cerreto d’Esi. È questo l’esito del tavolo istituzionale sulla vertenza Electrolux svoltosi oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), alla presenza del ministro Adolfo Urso, dei vertici aziendali, delle organizzazioni sindacali e dei rappresentanti delle Regioni coinvolte. Per le Marche hanno preso parte al vertice il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, e l’assessore al Lavoro, Tiziano Consoli.
Il nuovo piano industriale: investimenti e uscite volontarie Nel corso dell’incontro, la multinazionale degli elettrodomestici ha presentato un piano industriale aggiornato. Le novità principali riguardano l’esclusione della chiusura degli stabilimenti italiani e lo stop all’ipotesi di licenziamenti coatti. A livello nazionale, il piano prevede 1.250 uscite nell’arco di tre anni, suddivise tra 600 impiegati e 650 operai, che avverranno però esclusivamente su base volontaria e incentivata. A questo si affianca un programma di investimenti sul territorio nazionale pari a 90 milioni di euro, destinati anche allo sviluppo di nuove linee produttive.

Il nodo di Cerreto d’Esi e la posizione della Regione Marche Per il sito produttivo marchigiano di Cerreto d’Esi, l’azienda ha messo sul tavolo un percorso di reindustrializzazione supportato da un advisor. Una prospettiva che il presidente Acquaroli ha accolto con cautela, ritenendola ancora insufficiente.
“Le novità emerse rappresentano sicuramente un segnale di apertura – ha dichiarato il governatore marchigiano –. Tuttavia, continuo a ritenere questa soluzione non soddisfacente e ho chiesto all’azienda di riconsiderare la propria posizione, valutando la prosecuzione dell’attività produttiva Electrolux anche nello stabilimento marchigiano”.
Acquaroli ha ribadito i tre pilastri che guidano l’azione della Giunta fin dall’inizio della crisi: la tutela industriale dello stabilimento, la salvaguardia dei posti di lavoro e la difesa della competitività del territorio. “Il nostro timore – ha sottolineato – è che la reindustrializzazione del sito possa tradursi in una perdita di certezze per i lavoratori e per il territorio. Quando una grande realtà industriale viene sostituita da un soggetto di dimensioni più ridotte, infatti, non sempre possono essere garantiti gli stessi diritti e le tutele occupazionali”.
Lo scenario europeo e i prossimi passi La Regione chiede quindi all’azienda di non assumere decisioni definitive e di mantenere aperto il confronto, forte anche delle nuove politiche di tutela del settore in discussione a Bruxelles. “Il lavoro che si sta svolgendo in Europa, per il quale ringrazio il Governo, rappresenta una novità importante e può offrire nuove prospettive a un comparto strategico per l’economia”, ha aggiunto Acquaroli.
La palla passa ora nuovamente a Electrolux. “Restiamo in attesa che l’azienda dia seguito alle aperture manifestate oggi e dimostri concretamente la volontà di accogliere le richieste avanzate al tavolo istituzionale”, ha concluso il presidente. Le parti si ritroveranno al Mimit per un nuovo, decisivo round il prossimo 29 ottobre.

