Il mondo sociale torna a far sentire in molte città la sua voce.
Lo fa a Madrid in cui oltre 500 mila persone reclamano il diritto a abitare, lo fanno gli studenti francesi in molte città reclamando un’istruzione migliore!
Da noi il settore che mostra le più grandi criticità è quello sanitario, per la fuga dagli ospedali pubblici di tanti medici, che vanno in altri paesi europei o cercano strutture private più remunerative. Il sistema assistenziale langue ovunque e vengono tolti addirittura servizi assistenziali a degenti affetti da malattie rare lasciando soli i pazienti, le loro famiglie e increduli i cittadini che sanno quanto sia importante il modello sanitario pubblico al quale affidano, con costanti versamenti sanitari, il benessere comune.
C’è dunque un cambio di paradigma sociale, per il quale anche il ceto medio di artigiani, professionisti e dipendenti con contratti a tempo indeterminato rinunciano a sentirsi stimolati dal proprio stato e temono di essere risucchiati dal basso. L’insicurezza sociale è di dimensioni mondiali, con guerre repentine senza la tutela di organismi internazionali creati, dopo la seconda guerra mondiale, per cercare e garantire la pace; sembra che “il mondo MAGA” abbia il sopravvento e sull’onda del profitto e del guadagno di pochi, addirittura con cariche istituzionali, si combatte ovunque improvvisamente in nome della pace, assurdamente evocata per giustificare la guerra!
Da noi il lavoro manca come garanzia di una vita dignitosa e la scuola è utilizzata elettoralmente per respingere quanti arrivano da lontano con la voglia di integrarsi e costruirsi un futuro migliore. La sirena dell’antipolitica è ovunque ascoltata da molti, per un populismo che mostra tutta la sua caratterizzazione di promesse elettorali impraticabili e non sostenibili. Tutto questo viaggio verso un baratro di inattendibilità democratiche, la cui inversione spero vada recuperata e sostenuta.
Ecco perché tante proteste assumono la dimensione di vera democrazia sociale in una democrazia politica in crisi profonda.
Qualcuno ha scritto di recente che essere classe dominante è più facile che essere classe dirigente, ma tale condizione non può minare i migliori principi della socialità democratica come la tolleranza e il rispetto e è compito di ognuno impegnarsi per ritrovarli e praticarli, magari partendo dal proprio luogo professionale e dalla scuola la vera e autentica palestra di vita!
Giancarlo prof. Marcelli

