Questa settimana il professor Giancarlo Marcelli ci sollecita una tematica che è diventata una piaga sociale. I giovani (e non solo) scommettono su tutto e se a farlo sono anche i giocatori di calcio super ricchi, la problematica richiede una riflessione approfondita.
Ecco il pensiero settimanale:
“Il mondo di molti campioni del calcio e di altri sport professionali è sempre più fortemente infettato dalla pratica delle scommesse illegali. Il sistema prevede addirittura finte vendite di orologi o monili di lusso che, in realtà, non vengono materialmente consegnati, ma costituiscono unicamente la causale per un bonifico emesso dagli scommettitori, a saldo del debito contratto per scommesse effettuate in piattaforme di gioco illegali.
Uno Psicologo qualche giorno fa, nel Corriere della Sera, asseriva come la pratica del gioco illegale sia tanto diffusa fra giovani sportivi di successo, perché annoiati dal denaro esagerato guadagnato e per questo propensi a cercare altre emozioni anche illegalmente. Elencare i nomi dei calciatori non è l’oggetto della riflessione, ma criticarne i comportamenti una necessità sociale e culturale, necessaria per ricondurre all’onesta realtà nella quale si pratica l’illegalità. Che immagine forniscono costoro i giocatori ai coetanei che studiano, lavorano e si comportano con sacrificio quotidianamente per realizzare una vita decorosa?
Quella del successo rapido a ogni costo e senza fatica non è una pratica di onestà ma di viltà!
ll gioco ha sempre avuto un ruolo importante nella storia dell’uomo e su questo molti pensatori, filosofi e studiosi hanno riflettuto con intensità. Aristotele, il padre dei pensieri umani, riteneva che il gioco fosse la ricerca di un’esperienza non finalizzata e produttiva. Uno storico olandese, tal Johan Huizinga nel saggio dal titolo “Homo ludens”, definì il gioco come “fondamento di ogni cultura dell’organizzazione sociale”, magari per giustificarsi delle sue abitudini. Nelle diverse teorie psicoanalitiche si ritiene il gioco come attività vitale per l’essere umano se strumento fondamentale allo sviluppo psicologico e costruttore di identità personale. Personalmente lo ritengo un momento saltuario di divagazione dalla quotidianità, pericoloso se applicato in modo continuativo e concomitante agli impegni, rilassante se saltuario, imprigionante se finalizzato alla quotidianità! Giocare non implica tecnica ma improvvisazione, vincere è solo fortuna, non conoscenza! Lo memorizzino i praticanti, anche ricchi di fortuna ma prigionieri di abitudini inutili.
Saluti, Giancarlo Marcelli


