Chissà perchè la parola “omertà” suscita un sentimento talmente profondo da risvegliare pensieri e situazioni del passato. Per questo la riflessione e l’invito settimanale del professor Marcelli, incentrato sull’alleanza fra genitori e docenti, fra docenti e esperti per dare prospettive alle nuove generazioni, ci porta prima a consultare (come facevo da bambini) il vocabolario della lingua italiana per dare significato alla parola.
omertà s. f. [variante napol. di umiltà, dalla «società dell’umiltà», nome con cui fu anche indicata la camorra per il fatto che i suoi affiliati dovevano sottostare a un capo e a determinate leggi]. – In origine, la consuetudine vigente nella malavita meridionale (mafia, camorra), detta anche legge del silenzio, per cui si doveva mantenere il silenzio sul nome dell’autore di un delitto affinché questi non fosse colpito dalle leggi dello stato, ma soltanto dalla vendetta dell’offeso. Più genericam., nell’uso odierno, la solidarietà diretta a celare l’identità dell’autore di un reato e, con senso ancora più estens., quella solidarietà che, dettata da interessi pratici o di consorteria (oppure imposta da timore di rappresaglie), consiste nell’astenersi volutamente da accuse, denunce, testimonianze, o anche da qualsiasi giudizio nei confronti di una determinata persona o situazione: tutti sapevano, ma nessuno osò infrangere il muro dell’omertà.

“Il tema proposto dell’alleanza mancata o interrotta fra genitori e insegnanti, posto da Ricolfi sul quotidiano “Il Messaggero” suscita tante riflessioni su circostanze scolastiche anche esterne dei giovani.
Un tempo alla gioventù si associavano speranze di successo la cui conquista era dettata dall’impegno.
Gli inviti come: studia perché devi realizzarti in un prossimo futuro, o impegnati perché la società ha anche bisogno delle tue conoscenze, non disperderti nel nulla per realizzarti, erano imperativi che si sviluppavano trasversalmente in tutte le categorie sociali e ognuno dedicava il suo tempo ai figli nel modo consentito, ma necessario.
La scuola non solo era alleata della famiglia, ma anche depositaria dei citati inviti, finalizzati a rendere gli adolescenti liberi e sapienti.
Liberi dai bisogni, ma presi dai sogni, tenaci e studiosi e anche rispettosi e corretti.
Ora Il sogno è paradossalmente svanito con genitori incapaci di autocritica e sempre alla ricerca di attenuanti. La segnalazione della scuola del mancato impegno nello studio si trasforma spesso in una indiretta ricerca di esperti, disposti a trasformare il mancato impegno in necessità di sostegno per ogni problematica.
Questa alleanza manca anche nella guida a comportamenti consoni nelle relazioni sociali.
Da cosa sono causati gli atteggiamenti di bullismo o di violenza di ragazzi incontrollati?
L’alleanza su questi temi fra scuola e famiglia è frantumata e accade di verificare come alla scuola non si chieda più come fare per migliorare i comportamenti, ma nasconderli o addirittura tutelarli.
Cosa fare allora?
Personalmente penso che occorra riproporre modelli veri di alleanza condivisi fra genitori e docenti, fra docenti e esperti esterni, fra scuola e enti perché tutti si sentano parte dell’insieme di processi educativi e formativi da condividere.
L’alleanza presuppone una sorta di coalizione finalizzata a aiutare i ragazzi nel sentirsi impegnati e autonomi dalle banalità quotidiane! L’alleanza va costruita sulla condivisione dei problemi da risolvere e sull’intesa di un impegno unanime in cui le competenze acquisite guidino i giovani verso comportamenti corretti e socialmente solidali.
Saluti, Giancarlo prof. Marcelli


