Questa volta non l’hai indovinata, cara Giorgia, il tuo giudizio, avventato e rude, ha dato l’opportunità alle sinistre imbelli, avviate da tempo sulla strada dell’inettitudine, di starnazzare per l’aia nel tentativo di appropriarsi di spazi che non le competono.
Ed ora ti spiego perché:
Intanto sei andata a toccare un sacro stendardo quale è il Manifesto di Ventotene con la stessa superficiale empietà di chi, tanto per fare un esempio, vuole smitizzare la figura di Cristoforo Colombo con gli ignoranti addebiti che gli si vogliono attribuire.
Proprio tu che, a mio avviso (finalmente!), stai combattendo contro il nemico peggiore che Alfredo Spinelli individuò dopo tanto lavoro e tante delusioni nella faticosa costruzione dell’Europa Unita.
Ebbi la fortuna di apprendere queste conclusioni dalla sua voce, nel corso di una conferenza organizzata dal mio Club, il Club Liberale,  in collaborazione con la Fondazione europea Dragan, il Circolo Carlo Cattaneo, il Circolo Ignazio Silone e l’Istituto di studi Ugo La Malfa.
Quella conferenza tenuta da Altiero Spinelli era a conclusione di un ciclo di incontri durato un paio d’anni e aveva come tema “Europa padri e figli, gli Antesignani italiani dell’Europeismo”.
Alcuni relatori erano i figli dei grandi europeisti italiani,  come Maria Romana De Gasperi,  come Antonio Martino,  o dei collaboratori stretti come Randolfo Pacciardi nei confronti di Carlo Sforza, o di Salvatore Valitutti nei confronti di Luigi Einaudi,  o di Rosario Romeo nei confronti di Ugo La Malfa, ed altri.
Di quelle straordinarie conferenze fu pubblicato un libro, curato dal valido e caro Marcello Palumbo, che oggi costituisce un documento vivo ed attuale.
Veniamo ora a quello che, come accennavo sopra, costituisce l’individuazione dei mali da parte di Spinelli e che anche tu, cara Giorgia,  stai combattendo malgrado le strenue resistenze dei tuoi avversari.
Altiero Spinelli identificava nell’ “establishment” amministrativo nazionale il centro di resistenza al compimento dell’Unione Europea.
La classe ben pasciuta, impossessatasi della Pubblica Amministrazione non ha nessun interesse a cambiare lo stato consolidato delle cose.
Le misurate aperture, i piccoli balzi in avanti,  ineludibili  per non incorrere in pesanti risentimenti popolari, sono fumo negli occhi, dei contentini che frenano quegli sviluppi necessari e naturali per una società storicamente vivace.
Per fare un chiaro esempio Spinelli, in quella occasione,  citò la strategia di Bismarck, il quale,  disse, ” …odiava e disprezzava il Parlamento e i parlamentari, ma si era reso conto che l’assemblea dei principi tedeschi intorno al re di Prussia non bastava per fare la Germania.  Considerò quindi opportuno dare una rappresentanza al popolo tedesco e indisse le elezioni con l’intento che il Reichstag contasse molto poco”.
Questo era il pensiero in continua evoluzione di Altiero Spinelli,  e tu, cara Giorgia,  hai sbagliato a non considerarne la portata,  offrendo a tanti politici di basso spessore di appropriarsi di ciò che non gli appartiene.
L’ ANPI poi…!
Ed anche il cenno alla ” rivoluzione ” che tu hai stigmatizzato, credi forse che il male individuato da Spinelli, ma anche da te e da tante persone di buon senso,  cioè il danno che fanno coloro che si sono annidiati nella Pubblica Amministrazione, cioè impiegati instancabili arrampicatori della legge 104, insegnanti stracchi, sanitari inadeguati,  personale dell’ordine pubblico demotivato,  funzionari statali imprenditori famelici,  imboscati di infimo pregio, tu pensi che non sarà necessario ricorrere a quella parola, ripeto  “rivoluzione “, anche se assolutamente di carattere culturale,  per debellare quella marmaglia che impera nella Pubblica Amministrazione?
Non disperdiamo le forze, cara Giorgia, il nemico comune di chi ama l’Italia e l’Europa è l’ “establishment”, la burocrazia, la banda degli accomodati, ed oggi sempre più uomini dal pensiero libero puntano il dito verso coloro che da decenni si sono creata una “confort zone” dalla quale è difficile schiodarli, ma, sii fiduciosa, non impossibile.
Domenico Aquili

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