Chi avrà vissuto o lavorato, qualche lustro fa, nella città ducale dell’alto Maceratese potrebbe essere venuto a conoscenza di alcune problematiche che andiamo ad esaminare con il dott.  comm. Mario Mosciatti.

L’intervistato, autore di varie pubblicazioni, è uno studioso e intellettuale protagonista della vita culturale di quella cittadina, sede di una antica Università degli Studi (1336).

È stato corretto dotarsi di una zona industriale più tardi di altri Comuni?

“Camerino non ha mai avuto una vocazione industriale e chi l’ha governata non ha mai neanche pensato di farcela diventare. Si è puntato sulla città di servizi e quindi sarebbe stato perfino superfluo individuare aree destinate all’insediamento di piccole industrie, nei tempi in cui lo hanno fatto le altre cittadine del circondario”.

Era proprio necessario far richiudere e ri-sotterrare i ritrovamenti archeologici nel centro storico, nel 2008-2009, durante il rifacimento della pavimentazione stradale del centro storico di Camerino?

“Anche quella scelta fu fatta dagli amministratori comunali dell’epoca nella logica della non valorizzazione di tutto ciò che non riguardava i servizi e la visibilità dei reperti archeologici non è mai rientrata tra gli elementi ritenuti utili a incrementare il turismo, altro settore, come l’industria, non ritenuto strategico in termini di sviluppo socio-economico della città e del suo circondario”.

A me non sembra che gli alberi di Camerino siano stati ben tenuti e curati (es. la sequoia della Rocca stroncata, il pino argentato, il boschetto di aghifoglie sotto l’ex carcere e mura nord, tigli perennemente capitozzati sotto il palazzo dell’ex Dipartimento di Botanica, in viale Giacomo Leopardi, ecc.).

“Per quanto riguarda gli alberi ed il verde pubblico, non è mancata solo la volontà di fare meglio, ma (come purtroppo è avvenuto in tante altre parti d’Italia) non si è sviluppata la sensibilità e la cultura necessarie a garantire la salvaguardia dell’ambiente che ci circonda”.

Come mai la biblioteca Valentiniana ha lasciato l’ampia e comoda sede della palestra per finire, di nuovo, in qualche poco sicuro e umido palazzo del centro storico?

“È un argomento che non conosco e che non mi appassiona più di tanto. Ritengo comunque siano state fatte valutazioni di opportunità che hanno portato a queste soluzioni alquanto discutibili”.

Secondo la sua opinione cosa potrebbe far diventare più accogliente e interessante Camerino al viaggiatore europeo curioso ed esigente?

“Quando, una quindicina di anni fa, mi fu chiesto di elaborare il programma per un candidato sindaco della città di Camerino, proposi di puntare decisamente sul turismo e di istituire un “Assessorato all’accoglienza” al quale dovevano far capo tutte le idee e le iniziative che in qualche modo potevano rendere la città più pulita, più ordinata e quindi più accogliente e appetibile dal punto di vista turistico. Ovviamente non se ne fece nulla perché significava indebolire alcuni centri di potere e sgonfiare la prosopopea di alcuni “palloni gonfiati” molto in auge all’epoca. Le risposte sono abbastanza brevi anche se i temi proposti meriterebbero ben altro spazio”.

Eno Santecchia

 

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