Un paziente fragile di Camerino, già reduce da un linfoma, denuncia i ritardi dell’ospedale di Fabriano e dell’Anatomia Patologica di Ancona: “C’è un solo medico patologo per tutte le Ast. Quando avrò il risultato, sarà troppo tardi?”
La sanità marchigiana finisce nuovamente sotto i riflettori per i gravi ritardi nei tempi di diagnosi e di consegna dei referti. A metterci la faccia, con una denuncia pubblica e accorata, è Aldobrando Pazzaglia, ottantenne (classe 1945) residente a Camerino. La sua non è solo la testimonianza di un’odissea personale, ma l’urlo di allarme per i tanti malati in attesa che, come lui, si scontrano contro il muro di gomma dei ritardi burocratici e della carenza di personale.
Il calvario clinico e l’attesa infinita
Dopo una serie di cure che non hanno sortito gli effetti sperati e dopo una lunga attesa iniziale, il 14 gennaio 2026 Pazzaglia è stato sottoposto a un prelievo istologico presso il reparto di Urologia dell’ospedale di Fabriano, un esame fondamentale per definire la natura del problema e avviare le terapie appropriate. Il documento rilasciato dalla struttura sanitaria fissava la data per il ritiro del referto al 19 marzo. Il personale sanitario lo aveva persino rassicurato sulla possibilità di ottenerlo con qualche giorno di anticipo.
Ad oggi, trascorsi oltre tre mesi dal prelievo, del referto non c’è traccia.
L’imbuto dell’Anatomia Patologica e la carenza di organico
L’indice della denuncia di Pazzaglia è puntato dritto contro le inefficienze della rete regionale e, in modo particolare, sull’imbuto che si è creato all’Anatomia Patologica di Ancona.
“Trascorsi ormai più di tre mesi, ciò che non mi lascia tranquillo ma che soprattutto mi indigna è l’assoluta indifferenza di chi governa la nostra regione nel settore sanità,” dichiara Pazzaglia. “Da informazioni in mio possesso, risulta che ci sia un solo medico patologo itinerante per tutte le Ast delle Marche.”
Una situazione di grave sottodimensionamento che sta paralizzando le diagnosi, tenendo in ostaggio la vita di pazienti per i quali il fattore tempo è l’unica vera discriminante tra la cura e l’irreparabile.
“Quando sarà troppo tardi?”: l’appello e lo spettro delle vie legali
La frustrazione del paziente di Camerino si traduce in domande che esigono risposte immediate dalla politica regionale: “Quale speranza può esserci in noi con questo metodo? Quando sarà troppo tardi? Tutto tace a riguardo”.
Pazzaglia sottolinea come basterebbe “poca volontà e un piccolo impegno economico” per affiancare un altro medico patologo a chi, in questo momento, sta operando in condizioni di evidente estrema difficoltà. La disperazione e il senso di impotenza di chi vede la propria salute passare in secondo piano rispetto ai bilanci o alle inefficienze organizzative stanno portando la tensione al limite.
Secondo quanto riportato nella denuncia, la misura sarebbe ormai colma e si rincorrono voci di esposti in corso alla Procura della Repubblica e ai Carabinieri per accertare eventuali responsabilità e omissioni da parte del sistema sanitario.
“La sanità dovrebbe essere posta in primo piano,“ conclude amaro Pazzaglia, “perché senza la nostra salute a nulla potrà servire tutto il resto.” Un appello che ora è di fronte all’opinione pubblica e che attende una risposta chiara, e soprattutto rapida, da parte dei vertici della sanità marchigiana.
Non domani, ma oggi.


