Ho riletto con grande curiosità la lettera al Direttore del mio quotidiano preferito, la Repubblica, di Marina Berlusconi, Presidente della Fininvest e figlia del Presidente Berlusconi, tesa a proporre con grazia letteraria riflessioni sul tema referendario, verso il quale la sua propensione al Si è evidente, mentre sono, da parte mia, poco condivisibili alcune considerazioni. Provo a elencarle e indicare il motivo della mia avversità:

 

1 – il presupposto del sostegno giustificativo è quello per il quale “giustizia e politica dovrebbero correre su binari diversi”, da qui la necessità della divisione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri.

Ricordo a tal proposito e per chiarezza l’espressione del Ministro Nordio sulla riforma, nella trasmissione Tagatà in cui, alla domanda sulla possibile  dipendenza futura del potere giudiziario da quello esecutivo, si è, con una sicurezza imbarazzante, espresso favorevolmente come ovvia necessità. Dunque combinando i due pensieri giudici,  benché  provenienti da una carriera diversa,  i PM verrebbero sottoposti al potere esecutivo! Non sono d’accordo!

 

2 – La suddivisione del CSM, considerato nella sua attuale unicità una sorta di sentinella garante della nostra Carta Costituzionale, in 2 Csm, uno per i PM, l’altro per i giudici. Per la composizione dei 2 CSM è utilizzato poi il metodo del sorteggio, per evitare, a avviso del Presidente, l’influenza politica. Bene hanno fatto alcuni valorosi Magistrati (Di Matteo e Gratteri in primis) a chiedere tale metodo eventualmente anche per le elezioni in atto per enti e organi! Povera democrazia se l’espressione del voto viene sostituita dal caso!

 

3 – Il sorteggio è previsto anche per i membri dell’Alta Corte disciplinare, altro organismo individuato, che, di fatto proprio per il metodo utilizzato, dovrebbe valutare in modo imparziale le responsabilità e le colpe  dei magistrati. Peccato che tale organismo, sconosciuto in tutti gli ordinamenti, non ha uguali per i compiti assegnati di sanzione e revoca, e dunque non appare   un organo imparziale, ma una sorta di giudice … di parte.

 

Le tre considerazioni proposte rappresentano anch’esse una sorta di avventura che, come ha brillantemente ricordato la Presidente, entrano nel giudizio  della parte avversa anch’esse come  “in partibus infidelium”, ma il Si, Presidente, viene utilizzato dai promotori come  una vittoria del governo e per una sua parte di suo Padre; il no per me è un tenace assenso alla integrità della magistratura e al valore della Carta Costituzione, per la quale hanno lavorato grandi politici giuristi per oltre un anno!

 

Giancarlo prof. Marcelli

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