E’ di grande attualità il tema della sicurezza sociale a scuola, dopo i recenti fatti di aggressione, accoltellamento e bullismo praticati.
A La Spezia un giovane con un coltello ha ucciso un suo collega; a Sora, nel Frusinate, è accaduto qualcosa di simile seppur meno grave per gli effetti, ma analogo nel metodo dell’accoltellamento; a Bastia Umbra addirittura il ferimento è avvenuto con una accetta!
Dal paese dei regionalismi culturali, oggi l’Italia è divenuta il paese unico dei coltelli con la violenza che non si ferma neppure nelle aule di scuola, dove, proprio come il telefonino, il coltello è elevato a accessorio psicologicamente indispensabile per gli adolescenti insicuri. Già da tempo l’uso è presente in grandi città europee come Londra o come Parigi, dove, a seguito di diverse aggressioni e accoltellamenti nelle scuole e fuori, è stata fatta una campagna di informazione e sensibilizzazione , chiamata “stop couteaux”, perché i giovani non portino il coltello in aula, insieme ai libri.
In Italia, secondo il report sulla “Criminalità minorile e gang giovanili” del Dipartimento pubblica sicurezza e della Direzione centrale della polizia criminale si è riscontrato un aumento del 2% delle lesioni dolose commesse da minori fra il 2022 e il 2023. L’allarme riguarda soprattutto il Centro Nord, con Milano dove si registra un incremento del 48% di lesioni causate da minori anche in rapine per strada.
Per limitare la diffusione dei coltelli tra i giovani, a Napoli già da un anno vengono effettuati controlli con i metal detector e unità cinofile sia all’esterno che all’interno delle scuole. Le ispezioni, eseguite dalle forze dell’ordine, avvengono a sorpresa, quando squilla la campanella vengono controllati gli zaini degli studenti.
L’omicidio di La Spezia accelererà l’auspicata stretta del Governo sulle lame, come hanno sollecitato molti rappresentanti governativi.
Nel provvedimento, tra le norme previste, c’è l’ampliamento dei reati per i quali si può applicare:
1 – l’ammonimento del questore nei confronti di ragazzi di età compresa tra 12 e 14 anni;
2 – si definiscono le ipotesi di lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia qualora commessi con l’uso di armi o di strumenti atti ad offendere, dei quali è vietato il porto in modo assoluto ovvero senza giustificato motivo;
3 – è inoltre prevista una sanzione da 200 a 1.000 euro per i genitori o chi è tenuto a sorvegliare i ragazzi. La stessa sanzione, irrogata dal Prefetto, è introdotta per i casi di ammonimento del Questore nei confronti di minorenni che hanno commesso atti persecutori o di cyberbullismo;
4 – la violazione del divieto di porto di coltelli con lama di lunghezza superiore a 8 centimetri è punita con la reclusione da 6 mesi a 3 anni ed è prevista un’aggravante specifica, con aumento di pena da un terzo alla metà, qualora il reato sia commesso nei pressi di luoghi come le scuole, i giardini pubblici o le stazioni.
Per non trascurare il bullismo la raccolta di dati ha permesso di delineare un quadro più dettagliato della sua diffusione nei diversi ordini scolastici. Secondo il report della “Piattaforma Elisa” relativo all’anno scolastico 2022-2023, il 26,9% degli studenti e delle studentesse ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo nei 2-3 mesi precedenti alla rilevazione, mentre il 17,5% ha riportato di aver messo in atto comportamenti di bullismo; per quanto riguarda il cyberbullismo, l’8% riferisce episodi subiti e il 7,2% episodi agiti. Dati recenti mostrano che il 34% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni ha subito comportamenti vessatori online almeno una volta nell’anno, e il 7,8% è stato vittima di tali episodi più volte al mese.
Il quadro della violenza fra i giovani, seppur descritto sinteticamente, reclama una maggiore severità sociale, non frammentaria e indirizzata solo a particolari circostanze e la scuola, che solevo definire il porto franco del rispetto e della libertà, non va criminalizzata, ma aiutata nella realizzazione di accorgimenti e processi di riabilitazione sociale. Essa in tempi migliori si è uniformata allo “statuto delle studentesse e degli studenti”, nonché dotata di adeguati regolamenti disciplinari e quanto di meglio continua a fare lo conduce con un patto di corresponsabilità con le famiglie. Sono sicuri i politici delle sanzioni indicate nel richiamato decreto sicurezza che si possano garantire processi educativi adeguati solo arrestando in fragranza di reato o sanzionando con multe le famiglie? Personalmente credo che vadano ridisegnati i ruoli sociali della scuola e della famiglia, supportandoli con veri esperti di disagio giovanile che per ogni circostanza criminosa studino le cause e suggeriscano metodi correttivi. L’uso poi delle video camere è una “scoperta palliativo”, già in atto in molti istituti, ma spesso osteggiate dalle famiglie in caso di gravi reati.
Mi si permettano infine alcuni ultimi suggerimenti:
1 – si valorizzino le autonomie scolastiche con risorse adeguate per il personale e le strutture senza sparpagliare risorse a caso;
2 – si creino luoghi di incontro sociale nella scuola per aiutare a respirare il valore della conoscenza e dell’integrazione e si dia ai docenti e al personale scolastico veramente il potere dei processi educativi, senza inutili circolari di facciata che magari servono ai benefattori e non certo alla scuola; 3 – si torni a abbellire le scuole di libri che, con giovani ben motivati allo studio, valgono molto di più di app approssimate di finta formazione;
4 – infine le componenti sociali aspettino che i processi formativi si concludano con successo! Il valore della formazione non è un’entità delimitata dall’immediato futuro, ma una condizione utile per la perennità della cultura e quanto con la stessa si riesce socialmente a mediare.
Nella sua complessità il processo appare complicato, ma sicuramente è necessario almeno tentare, per attenuare questo mondo così burrascoso.
Giancarlo prof. Marcelli
