L’approfondimento settimanale suggerito dal Dirigente Giancarlo Marcelli ci offre una riflessione sul mismatch offerta-lavoro che non è altro che il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle possedute dai candidati.
Questo crea un paradosso in cui le aziende non trovano personale qualificato mentre la disoccupazione rimane alta.
I giovani, il loro futuro formativo e occupazionale:
” I dati recentemente diffusi dal sistema informativo Excelsior 2025 sulle offerte di lavoro proposte dalle imprese del territorio regionali sono preoccupanti per il futuro dei giovani laureati o comunque in possesso di titoli di formazione post diploma. Solo il 9,1% delle opportunità sono riservate ai laureati e addirittura l’1,7% ai diplomati ITS a fronte di proposte contrattuali incrementate dell’1,6% su quelle dell’anno precedente, ma per lavori non qualificati non coerenti con titoli di prestigio acquisiti da tanti giovani. Un mismatch non trascurabile che determina una riflessione sulla necessità di allineare le proposte alle offerte, se non si vogliono perdere giovani che cercano altrove posizioni occupazionali adeguate alle proprie competenze. Quel 9,1% è un pugno proibito verso il lavoro svolto puntigliosamente negli atenei marchigiani nel formare ingegneri, medici, scienziati e studiosi dei più disparati settori i cui sogni si infrangono già nei primi colloqui nei quali il capitale culturale acquisito in anni e anni di studio è mortificato da proposte inappropriate.
L’1,7% delle proposte per tecnici superiori è ancor più sconcertante visto l’impegno profuso in formazioni tecnologiche di alto contenuto. Forse è il caso di rivedere il sistema dell’incontro fra le competenze e le pretese. Personalmente non credo che ci si possa laureare nelle aziende, come maldestramente ci cerca di poter far fare, ma lì ci si specializza tanto meglio e tanto più rapidamente quanto meglio si è formati culturalmente.
Magari gli atenei e i centri di formazione potranno prevedere processi formativi di rimodellazione delle motivazioni, ma non dovranno mai adattare le competenze per l’incarico cui aspirare trasformandosi in centri di formazione autoreferenti, condotti da docenti – operatori aziendali.
Un docente non è mai un’improvvisazione sociale, come non lo sono i laureati specializzati del settore; è un investimento di trasmissione del sapere che appartiene al suo modello formativo per il quale occorre essere di valore culturale e umano specifico per il ruolo da compiere. Nelle mie molteplici esperienze verso diplomati specializzati o laureati innovativi si parlava di questo pensiero, frutto del famoso e ripetitivo squilibrio, di natura umana, fra quello che si vuole e quello che si dice ci sia! Forza ragazzi allora, scegliete con la brochure dei vostri sogni perché cosi rinascono motivazioni di appartenenza, non di inventata necessità!
Giancarlo prof. (ing.) Marcelli
