Alla fine degli anni 90’, l’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Luigi Berlinguer, nel dibattito più fervente sull’autonomia scolastica, modificò l’esame di Stato nella sua proposizione e nella sua struttura definendolo peraltro come esame di Stato.

In quel tempo era lo stesso Ministro, con la riforma dei cicli, a proporre grosse innovazioni scolastiche, dalla parità scolastica alla richiamata definizione di Esame di Stato, quasi a suggellare un valore aggiunto di impegno dello Stato verso i giovani che compivano gli studi secondari superiori.

Ebbi modo di confrontarmi sul tema con molti colleghi cercandone di sostenerne e condividerne il valore, contrapposto alla definizione primaria di esame del cittadino (la maturità!). E’ recente un analogo interesse sugli esami conclusivi dell’attuale Ministro Valditara, reclamante il ritorno alla originaria definizione  di maturità, un po’ probabilmente per antagonismo politico, un po’ anche   per marcare una sorta di conclusione della scuola dell’autonomia, praticata  attraverso  innumerevoli circolari, dispositivo abbandonato a suo tempo da Berlinguer, che sostituì nel rispetto del nuovo stato giuridico con le direttive.

Se è vero che il nome di un processo lo caratterizza e lo definisce come legame di congiunzione fra ciò che si è e ciò che si fa, si può concludere che l’autonomia scolastica, negli aspetti operativi assurta a rango Costituzionale (art. 117 della carta), non può essere costantemente manipolata nelle trame di palazzo, perché è per sua natura identità della scuola, non del Ministro di turno, né delle tante inutili circolari, come quelle paradossali sull’uso dei dispositivi digitali.

Non vado oltre perché voglio evitare che la scuola diventi oggetto di polemica, ma oggi Alessandro d’Avenia su Corriere ha scritto un pezzo importante e significativo, ricordando come lo “studente colto non sia ne acerbo, né marcio”, ma soggetto attivo dello Stato, cui l’esame pone questioni significative di riconoscimento!

Non se ne abbia allora il Ministro attuale se la scuola è divenuta parte essenziale della società, perché affronta problemi istituzionali  e li coinvolge in un sistema laico, adeguando  i processi per governarli, non per nasconderli nella  forma!

Questa è la sua mission!

 

Giancarlo prof. Marcelli

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