Onorare il 25 Aprile , oltre che scelta personale, può essere un momento di riflessione, dovuta verso una celebrazione di verità storico-culturale, benché a volte non rispettata, come nella censura al monologo di Antonio Scurati, praticata dai vertici Rai, televisione addirittura pubblica, per aver scritto:
” il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? “
Per non perdere la memoria percorrerò , come da tempo, le piane di Gagliole (Mc), comune vicino al mio, fino alla tomba del capitano Valerio, dove diversi partigiani locali, fra cui mio Padre combatterono contro i nazi-fascisti del tempo.
Calamandrei, un grande pensatore e padre costituente nel 1955 rivolgendosi ai giovani ebbe a pronunciare parole intense che chissà magari cancellerebbero i nuovi dirigenti Rai “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.”
Invito straordinario da non dimenticare perché, nel rispetto della storia, dà dignità e onore agli artefici della democrazia e a quanti la reclamano.
In questi pensieri si onora il valore e il sacrificio di tanti giovani partigiani, ribelli al sistema, che non si piegarono dopo l’8 settembre del 1943 alle angherie e alle prepotenze dei fascisti e dei tedeschi e scelsero la montagna per fuggire e lottare.
Mio padre raccontava in casa degli scontri avvenuti in quel momento con fascisti e nazisti, nei quali occorreva essere accorti perché o si pagava con la propria vita o con quella dei civili, puntualmente massacrati dopo ogni circostanza a fuoco. Anche per questo ha lasciato un ricordo indelebile della sua bontà, autorevolezza e senso di solidarietà. Ritrovare il sentiero con il nipote Luca e ripercorrerlo con lui anni fa, mi ha dato la certezza della dignità degli uomini, mostrata ogni volta che si pratica rispetto, nella memoria del senso civile della libertà. Essere liberi può vuol dire anche amare se stessi fino alla sublimazione, senza dover perdere di vista però solidarietà e altruismo; vuol dire aiutare chi ha bisogno in ogni luogo e opporsi alla sopraffazione quotidiana di chi pensa di avere ragione perché grida o pensa di aver diritto di fare quello che vuole. Ecco il senso dell’antifascismo non dichiarato dai governanti!
Il 25 Aprile , cari giovani, sia anche e soprattutto per voi un giorno di rispetto assoluto, nel quale risuoni solo la voce di Bella Ciao per la democrazia che non deve arrendersi mai, ma continuare a essere baluardo della libertà.
Giancarlo prof. Marcelli


