Nella quotidianità le sensazioni, associate alle percezioni, sono tante e segnano i comportamenti di ognuno.
Confesso che una forte sensazione la nutro quando incontro qualche mio ex studente che mi avvicina con la leggerezza del suo sorriso e mi racconta della sua vita. Negli ultimi tempi mi capita spesso vederli vicini per chiedermi anche consigli di vita utili ad affrontare le difficoltà che riscontrano o suggerimenti per le scelte da mantenere nel lavoro, negli studi o nella famiglia.
Confesso che con loro pongo in atto il principio dell’umiltà dell’ascolto, rarissima in questo tempo di animi focosi, protesi all’arroganza dei propri pensieri. Non i miei studenti però!
Sempre pacati e attenti e ora li utilizzo per raccontare pensieri condivisi in questo tempo caotico. In assoluto il pensiero più gettonato è stato quello della guerra, magari per paura in alcuni casi o ricerca di motivazioni in altri. Difficilmente era un tema delle nostre relazioni scolastiche, nelle quali puntualmente si previlegiavano rispetto, solidarietà e condivisione. Da docente non trascuravo mai la loro formazione tecnico scientifica, per la quale sollecitavo studi collaborativi e ricerche condivise.
Magari alcuni dettagli sfuggivano a alcuni, ma il principio che la scienza vive i suoi momenti più alti nella socialità era divenuto uno slogan di apprendimento.
Da Preside i rapporti erano meno istantanei, ma con alcuni particolarmente intensi e importanti. In questi contesti anche raccontati la guerra non trova alcuna allocazione, perché dico che è un’acerrima nemica della pace e un’alleata della prepotenza, accostamenti evidenti in questo tempo in cui si pratica la guerra come un piacere del “Dio denaro”!
Recentissimamente un pensiero gettonatissimo è quello dell’imminente voto sul referendum costituzionale per le modifiche del titolo IV della Costituzione rivolte alla magistratura. Il pensiero comune condiviso è che la legge Costituzionale, sottoposta a referendum, più che occuparsi delle storture della malagiustizia sia redatta per un potere, quello della gestione della giustizia che, benché dotato di sovranità, è a volte applicato in modo personalizzato per quanti vogliono e chiedono di essere liberi nelle loro pratiche sconsiderate.
Il pensiero comune condiviso costantemente è che la democrazia impone giudici e magistrati imparziali, condizionabili non perché praticano la stessa carriera o carriere differenti, ma perché è solo con un ordine unico, autonomo e indipendente da ogni altro potere che si tutelano i diritti . Ricordo un bravissimo studente che, dopo un dibattito serrato, mi ha detto: allora prof. che devo votare e perché? La mia risposta è stata rileggi la storia recente e pensa a come si possano tutelare i diritti: con la democrazia o gli oligarchi? Con giudici imparziali o con servi sciocchi del potere? Spero nella loro intelligenza! E’ ricorrente anche il tema della gestione dell’ente locale, benché con molti non ne condividiamo le cause.
Alcuni mi hanno più volte sollecitato a impegnarmi nella vita della comunità, sostenendomi anche elettoralmente; altri, restii nei momenti di impegno, raccontano di averli vissuti con ansia. Personalmente li tranquillizzo perché li ho sempre tutelati nei diritti e negli obblighi! Comunque non mi hanno mai tradito, da eccellenti cittadini con cui parlare con onestà!
Bravi ragazzi e grazie per farmi sentire sempre il vostro Prof. quello a cui, nei dibattiti nella splendida e cinquantennale trasmissione prima pagina di radio 3, scrivevate: “ daje prof.”
Un abbraccio a tutti e ai veri e più sinceri sentimenti di pace e rispetto verso la democrazia.
Giancarlo prof. Marcelli


