«Il bene si fa ma non si dice. Certe medaglie si appendono all’anima e non alla giacca». È una delle frasi più celebri di Gino Bartali e racchiude perfettamente lo spirito dei Giusti, uomini e donne che hanno scelto di fare la cosa giusta senza cercare riconoscimenti. È con questo spirito che ieri pomeriggio a Camporotondo di Fiastrone la comunità ha reso omaggio a due figure straordinarie della storia italiana, lo stesso Bartali e Tullio Colsalvatico, con la cerimonia di intitolazione di due ulivi nel Giardino dei Giusti dedicato allo scrittore originario proprio di Camporotondo. Un momento che ha unito memoria e generazioni nel segno di chi, durante la Seconda guerra mondiale, scelse di rischiare la propria vita per salvare quella degli altri. Sia Bartali che Colsalvatico, infatti, non parlarono mai pubblicamente delle loro azioni: gesta che permisero di salvare centinaia di ebrei dalle persecuzioni nazifasciste.

A ripercorrere il senso dell’impegno del Comune è stato il sindaco Massimiliano Micucci:
«Camporotondo è sempre stata attenta a valorizzare la figura dei Giusti fra le Nazioni, innanzitutto quella di Tullio Colsalvatico, nato proprio a Colvenale, frazione del nostro Comune – ha detto -. Il percorso di memoria è iniziato anni fa grazie alla collaborazione con il Circolo culturale Tullio Colsalvatico di Tolentino, con cui abbiamo realizzato delle targhe nel centro storico per raccontarne la vita e l’impegno. Due anni fa, proprio il 6 marzo, abbiamo inaugurato il Giardino dei Giusti alle spalle del palazzo municipale e oggi continuiamo questo cammino con l’intitolazione dei due ulivi. Impegno riconosciuto anche dalla Fondazione Gariwo che ha inserito il nostro spazio verde e le nostre iniziative nel loro circuito». La cerimonia ha visto il diretto coinvolgimento della scuola primaria di Camporotondo dell’Istituto comprensivo Leopardi-Frau-De Magistris, con la presenza della dirigente Simona Sargolini e delle insegnanti. Gli alunni hanno portato il loro contributo con riflessioni e lavori dedicati ai “superpoteri” dei Giusti, cogliendo il messaggio più profondo della giornata: gli eroi non sono figure irraggiungibili, ma persone comuni che scelgono di fare la cosa giusta.

Il cuore della cerimonia è stato l’intervento di Gioia Bartali, nipote del grande campione, che ha restituito un ritratto intimo e umano del nonno: «Mio nonno era un uomo profondamente credente e guidato da un forte senso di giustizia e umiltà – ha detto -. Durante la guerra faceva parte di una rete clandestina che salvò centinaia di ebrei: nella canna della sua bicicletta nascondeva documenti falsi che trasportava lungo le sue staffette. Si è scoperto che grazie a queste azioni furono salvate circa 800 persone». Un gesto che assume ancora più valore se si pensa alla notorietà di Bartali negli anni in cui il ciclismo era lo sport più popolare d’Italia. «Indossava la sua maglia quando pedalava – ha raccontato la nipote – perché voleva essere riconosciuto: sapeva che fascisti e tedeschi lo ammiravano e gli avrebbero chiesto un autografo piuttosto che perquisirlo». Eppure il campione non parlò mai di quelle imprese. «Non lo raccontò nemmeno a mia nonna e neppure a me – ha aggiunto -. Lo confidò solo a suo figlio, mio padre, durante un viaggio, chiedendogli di non dirlo a nessuno. Quando mio padre gli chiese come potesse tenere per sé una cosa così grande, lui rispose: “Capirai tu quando sarà il momento di raccontarlo”».

Un silenzio che accomuna anche la figura di Tullio Colsalvatico, ricordato dal presidente del Circolo culturale di Tolentino a lui dedicato, Franco Maiolati: «Anche Colsalvatico non voleva che si sapesse il bene che aveva fatto. Lo aveva fatto per carità, nel senso più autentico del termine: aiutare chi ha bisogno senza sbandierarlo». Alla cerimonia hanno preso parte anche la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta regionale Silvia Luconi, il consigliere regionale Pierpaolo Borroni, il presidente del Consiglio comunale di Tolentino Alessandro Massi, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Tolentino, maggiore Giulia Maggi, il brigadiere Antonio Voto della Stazione di Belforte del Chienti, oltre alle famiglie dei bambini e ai cittadini.

Al termine degli interventi la cerimonia nel Giardino dei Giusti, alle spalle del palazzo municipale in piazza San Marco, per lo scoprimento delle targhe dedicate ai due ulivi. A chiudere il momento, la voce dei bambini che insieme a Tobias Giacomazzi hanno intonato una canzone, lasciando a tutti i partecipanti la convinzione che la memoria non è solo ricordo del passato, ma un seme da coltivare per il futuro.


