Undicimila nuovi posti nelle carceri italiane: è questo uno dei punti emersi durante la conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Tra le numerose domande rivolte dai circa quaranta giornalisti presenti, una in particolare ha acceso il dibattito: quella relativa al sovraffollamento degli istituti penitenziari e alla possibilità che il Governo prenda in considerazione un’amnistia per alleggerire la pressione sulle carceri.
La premier ha risposto in modo netto, escludendo questa ipotesi. Secondo Meloni, infatti, il problema non può essere risolto attraverso riduzioni di pena “per pochi”, come avvenuto in passato, ma richiede un intervento strutturale che migliori le condizioni di vita di tutti i detenuti.
Per affrontare in maniera concreta l’emergenza, il Governo ha annunciato l’intenzione di avviare un piano nazionale che prevede la realizzazione di nuove strutture carcerarie per complessivi 11.000 posti.
Un progetto ambizioso che potrebbe avere ricadute significative anche sui territori.
Tra gli istituti penitenziari in attesa di rifinanziamento figura da anni anche quello di Camerino, gravemente danneggiato dal sisma del 2016. Per il carcere camerte si attende ancora lo stanziamento delle risorse necessarie alla realizzazione di una nuova struttura, considerata strategica non solo per il territorio, ma per l’intero sistema penitenziario regionale.
Sul tema abbiamo raccolto le opinioni del sindaco di Camerino, Roberto Lucarelli, e del presidente del Consiglio regionale, Gianluca Pasqui, entrambi da tempo impegnati nel sostenere la necessità di mantenere e rilanciare il presidio carcerario a Camerino.
Qual è il loro punto di vista alla luce delle dichiarazioni della premier? Ascoltiamoli, partendo proprio dalle parole del primo cittadino.

Lucarelli: “Il carcere di Camerino va ricostruito, è una priorità per la provincia”
«Il sovraffollamento delle carceri è un problema storico del nostro Paese. Camerino è coinvolta in questo percorso da molti anni: già nel 2009, con il Governo Berlusconi, rientrammo nel cosiddetto “piano carceri”, poi cancellato con la caduta dell’esecutivo. Dopo il sisma del 2016 la nostra casa circondariale – l’unica della provincia di Macerata – è diventata inagibile, rendendo ancora più urgente una soluzione».
Il sindaco di Camerino, Roberto Lucarelli, sottolinea come l’attenzione sul tema non sia mai venuta meno: «Insieme al presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui, prima da sindaco e oggi da presidente, abbiamo sempre mantenuto alta l’attenzione. Anche in questi anni abbiamo avuto contatti costanti con il Ministero della Giustizia, con il sottosegretario Sisto, con il ministro Tajani, con l’onorevole Battistoni, con l’onorevole Delmastro, con il presidente della Regione Francesco Acquaroli e con il commissario Guido Castelli».
Sull’ipotesi che Camerino rientri nel nuovo piano da 11.000 posti annunciato dal Governo, Lucarelli è prudente: «Ad oggi non sappiamo se Camerino sarà inserita, perché il piano non è ancora stato formalmente redatto. Tuttavia esiste un impegno chiaro della filiera istituzionale – Comune, Regione e Governo – per ricostruire il carcere di Camerino, come previsto dalle norme sulla ricostruzione post-sisma».
Il primo cittadino ribadisce infine il valore strategico dell’istituto: «La ricostruzione del carcere non è semplice, ma è una sfida necessaria. Per Camerino sarebbe non solo il recupero di un’istituzione storica, ma anche un importante volano economico e sociale, oggi ancora più fondamentale per una città che sta affrontando una fase delicata della sua storia».

Con il presidente del Consiglio regionale Gianluca Pasqui affrontiamo il tema del piano governativo che prevede la realizzazione di 11.000 nuovi posti detentivi. Camerino, da anni, è al centro di questa battaglia: Pasqui, prima da sindaco e oggi nel suo ruolo istituzionale in Regione, si è sempre impegnato per la ricostruzione del carcere cittadino, reso inagibile dal sisma del 2016.
«Il mio impegno – spiega Pasqui – nasce prima ancora del terremoto, quando lavoravamo per ampliare e realizzare una nuova struttura carceraria a Camerino. Dopo il sisma, l’obiettivo è diventato quello di riaprire un’istituzione fondamentale per la città e per l’intera provincia di Macerata».
Negli ultimi anni, grazie anche all’interessamento dell’onorevole Francesco Battistoni, il tema è tornato all’attenzione del Governo: «Abbiamo avuto diversi incontri con il viceministro Sisto e si è riaperto uno spiraglio che sembrava ormai chiuso. Questo non significa che il carcere verrà sicuramente ricostruito, ma che oggi esistono reali possibilità».
Pasqui invita alla prudenza, ma conferma segnali incoraggianti: «Anche il vicepremier Antonio Tajani, durante la sua visita istituzionale a Camerino, ha mostrato attenzione concreta verso questa vicenda. È un tema che va affrontato con serietà e determinazione».
Per il presidente del Consiglio regionale, la ricostruzione non può limitarsi agli edifici: «Non si può parlare di vera ricostruzione se vengono meno le istituzioni che esistevano prima del sisma. Camerino aveva il suo carcere, unico nella provincia, e la ricostruzione deve essere anche sociale, economica e istituzionale».
Pasqui ricorda infine un passaggio politico fondamentale: «Anni fa il Consiglio regionale votò all’unanimità una mozione che impegnava la Regione a ricostruire il carcere a Camerino. Continuiamo a lavorare senza creare false aspettative, ma con la consapevolezza che riportare questa istituzione è essenziale per il futuro della città e del territorio».
