La politica si sta acuendo con contrasti sia a livello istituzionale che sociale e note di contrapposizione personali poco coerenti con le consuete e utili critiche democratiche. E’ evidente la disaffezione verso il voto, strumento individuale di partecipazione, richiesto perché il popolo sia artefice e protagonista di scelte politiche coerenti con le condizioni sociali. Questo atteggiamento è seriamente preoccupante e contraddittorio in molti casi di chi lo pratica. I governanti per contro fanno di tutto perché la disaffezione alla democrazia continui: incarichi fra familiari, salvataggi per parlamentari inquisiti, non ultimo norme fatte a arte contro le così dette “toghe rosse”. Il tempo del centro di accoglienza in Albania si è un po’ dissolto, benché il nostro Stato continui a esborsare centinaia di migliaia di euro per il suo mantenimento. In questi giorni i temi più caldi sono la riforma del potere giudiziario e la realizzazione, per fortuna azzoppata dalla Corte dei Conti, del ponte sullo stretto. Sul tema della riforma del potere giudiziario mi piace ricordare quanto a suo tempo scrisse uno dei padri Costituenti, Piero Calamandrei: “la riforma del potere giudiziario deve essere fatta da un organo indipendente, come il Consiglio superiore della Magistratura, per garantirne l’autonomia e l’indipendenza”, come previsto dalla nostra Costituzione. Sul ponte dello stretto tanti paradossi e iniquità incombono da non consentire alla Corte dei Conti (altro consesso di toghe rosse) di mettere il bollino. Queste semplici e banali considerazioni possono aiutare a capire perché la gente non va più a votare?
Giancarlo prof. Marcelli – Via roma 8 – 62022 Castelraimondo (Mc)


