Le imminenti elezioni regionali ci offrono quotidianamente spunti di riflessione che, però, troppo spesso risultano di parte e raramente riescono a mantenere un tono obiettivo. Al contrario, finiscono per dividere e trasformare la politica in merce di scambio.
Chi ci segue e ci conosce da tempo sa che apprezziamo i pensieri che nascono da una riflessione autentica, capace di produrre frutti e conseguenze concrete, e non semplicemente ancorata al “tempo che fu”.
È in questa direzione che si inserisce la consueta riflessione settimanale del professor Marcelli, che ci aiuta ad aprire scenari diversi e stimolanti. Come spesso lui stesso ricorda, amava molto il confronto in famiglia, soprattutto con il padre, uomo politico generoso e sempre attento alla propria comunità.
Il pensiero:
“Capita spesso di parlare di politica, soprattutto in questi tempi, visto che a breve ci saranno peraltro le elezioni regionali.
Gli adulti, figli di tante esperienze passate sul tema, hanno attenuato i comportamenti divisivi e le storie individuali, affrontando il confronto sui temi delle proprie realtà nella ricerca di compromessi interpretativi.
La sanità va male, rileva una gran parte, ma è colpa dei precedenti governanti che ne hanno ridotti i servizi; l’economia non si sviluppa perché ci sono tante congiunture straniere e internazionali che la comprimono; il lavoro cala e i giovani più preparati se ne vanno, ma anche qui è tutto aleatorio per la parte che poteva capirne i perché e doveva limitarne l’esodo.
Sul turismo poi le diversità si accentuano fra gli amanti delle sagre e delle autocelebrazioni, e quanti reclamano, seppur minoranza, un turismo culturale in cui le tradizioni trovano linfa vitale nella cultura della comunità.
In tutto questo i giovani si lasciano coinvolgere con difficoltà, quasi rifiutando il concetto nobile della politica, alimentatore di democrazia, confondendolo con quello più confusionario del partito che, benché parte operativa, a loro avviso, rende tutti uguali abbracciati ai propri interessi.
In quest’ultima riflessione si possono trovare tanti temi individuali sui quali le comunità, a partire da quelle familiari, si sono evolute.
Personalmente, adulto romantico del suo mitico 68’, amo reclamare tutti i momenti e i ricordi nei quali far politica significava non trascurare la propria comunità, ma cercare di essere i migliori nei propri impegni e immaginare che solo così il futuro poteva divenire una sorta di mondo condiviso.
Tanta amarezza subentra poi, non per se stessi, ma per le prospettive quando si riscontra come fare socialità per la nuova generazione non vuol dire saper creare, ma sentirsi soddisfatti per le proprie esigenze appagate.
Qui si attenua ogni speranza di riscatto e miglioramento e iniziano i piaceri del benessere che sono sicuramente positivi per alcuni, ma poco utili per la comunità.
Mi fermo allora nell’argomentare, sperando di aver sollecitato spunti e riflessioni di giovani, seppur difficili da raccogliere, se non trattano di se stessi! Ma, se l’esperienza conta, credo che ciò possa accadere! ”
Giancarlo prof. Marcelli
