Eno Santecchia, autore di questo articolo, nell’inviare il pezzo mi chiede se trovo interessante la sua riflessione.
Così come mi hanno insegnato, prima leggo e poi esprimo il mio pensiero.
Ora questa riflessione la chiedo a voi lettori e aggiungo un consiglio. Leggete con attenzione le “sfumature” che l’autore vuole esprimere, ne trarrete spunti importanti, come è successo a me.
L‘articolo scorre su due binari ed è rivolto ai docenti universitari, accademici, scienziati, con l’auspicio che diventa invito a farsi comprendere meglio, cioè divulgare.
Poi ai politici che continuano a piangersi addosso per le urne sempre più disertate.
Ecco allora l’invito a sedersi intorno ad un tavolo e “fare trattative” prima della catastrofe.
Ecco cosa scrive Eno Santecchia:
“Riflessioni e considerazioni sparse.
Esprimo qualche impressione ed esperienza personale maturate durante i miei 24 anni di scrittura amatoriale, per pura passione.
Anche se è un fatto naturale lo voglio riferire lo stesso: durante i colloqui, le conversazioni e le interviste ho appreso che ognuno ha i suoi argomenti preferiti. Qualcuno potrebbe dire che si tratta di una lieve forma di pigrizia, perché allargare gli orizzonti, apprendendo di altri argomenti, costa impegno e tempo.
A volte si ha l’impressione che i docenti, non troppo disposti alla divulgazione, apprezzino solo materie trattate scientificamente e correttamente dai punti di vista accademico e didattico.
L’esasperata ricerca di sensazionalismo e scoop fa sì che un po’ di colpa la abbiano anche i giornalisti. Faccio un esempio: in prima pagina si leggeva di Trump (oggi rieletto) quando si è ritirato dall’Unesco, minor evidenza quando Putin ha disconosciuto i trattati di proliferazione nucleare firmati dai suoi predecessori. Nessuna notizia quando sembra che il
presidente Joe Biden sia rientrato in qualche trattato.
Nelle emergenze la scaletta delle priorità va cambiata in fretta. Durante un’aggressione, o la consumazione di reati, le decisioni devono essere rapide ed efficaci, non c’è tempo per le disquisizioni filosofiche e psicologiche. Ecco perché gli addetti alla sicurezza e alla difesa non hanno sempre la possibilità di mediare. I giudici poi decideranno con cura. Tuttavia, c’è bisogno anche di loro, non per un regime stile “repubblica delle banane”, ma per i compiti a loro attribuiti dalla costituzione e dai trattati internazionali … ancora in vigore, sperando che non tutti gli accordi plurinazionali siano
stracciati o rimessi in discussione.
Gli appassionati di storia, usi, costumi e folclore (tutto locale) non amano mettere il naso fuori dai loro ristretti territori comunali. Si chiamano campanilisti, ma io li chiamo anche parrocchialisti; le nostre realtà possono avere anche meno di duemila anime.
I religiosi di rado si avventurano al di fuori di quanto riportato nelle sacre scritture e del “creato”. I missionari all’estero però meritano stima e apprezzamenti per il diverso modo di interfacciarsi con l’altro.
Ognuno ha le sue ragioni, poi i posteri decideranno se buone o meno, poi la storia a qualcuno darà torto.
Ho compreso che in questa società iper-specializzata, la cultura media non conta e non serve più. L’amico Bruno Cardarelli mi ha fatto notare (e ce n’è bisogno) che la specializzazione, in tempi di crisi gravissime, può essere pericolosa: in un gruppo di persone quando manca l’esperto non si fa più nulla. Mentre una volta, per sopravvivere, ognuno cercava di adattarsi a fare cose non conosciute.
Alle persone semplici chi ci pensa?
Spesso sono quelle le più curiose, che desiderano ardentemente scoprire ed apprendere le sfaccettature della vita, della società e del mondo.
Gli umili e chi ha solo una discreta cultura generale hanno il bisogno e il sacrosanto diritto di ascoltare e leggere in un linguaggio a loro chiaro e ben comprensibile.
Gli orticelli chiusi possono rappresentare fratture e disarticolazioni della società. In un’epoca dove le gravissime crisi sono sovrapposte (o accavallate, se si preferisce) non ce lo possiamo permettere, perché ci vorrebbe una migliore comunità d’intenti.
Pensiamo di più al bene comune alla res pubblica e meno ai bisogni individuali.
Non si può sempre litigare, essere divisivi e contrari a oltranza ad ogni accordo e compromesso, mentre gli attacchi reali, ibridi e le minacce provengono da tutte le parti. In un’epoca di guerre, epidemie, carestie (sì, anche quelle), degradazione delle democrazie e perdita di molti diritti e del progresso sociale, faticosamente acquisiti dopo l’ultimo conflitto mondiale.
La divulgazione, la conversazione, il dialogo e il confronto civile possono ricomporre gran parte di queste rotture, prima che le fratture ossee reali ce le causi qualche missile da crociera o intercontinentale, fatto partire non certo per errore.
Per questo scritto, le mie riflessioni sono partite dalla lettura di un paio di articoli ai quali mi piace accennare con parole mie.
Il 18 marzo 1981, in Italia, iniziò il programma televisivo “Quark”, ideato e condotto dall’indimenticabile Piero Angela, la prima trasmissione di divulgazione scientifica.
Quel programma, che spiegò in termini comprensibili il mondo della scienza al vasto pubblico, ebbe molto successo. Piero Angela divenne un personaggio della TV molto amato per la sua capacità di divulgazione, affabilità ed eleganza.
Nel febbraio 2024 Antonio Guterrez, segretario generale delle Nazioni Unite, presentando le sue priorità per il 2024 all’Assemblea generale, ha detto: “Il nostro mondo sta entrando in un’era di caos”, criticando le divisioni, senza precedenti, del Consiglio di Sicurezza, che bloccano le decisioni sui terribili conflitti in aumento.
Incuriosito dai lanci di missili, a dir poco sconsiderati, dalla Corea del Nord verso il mar del Giappone, da un Paese dove si possono verificare altre carestie, mi sono chiesto i costi, ossia gli sprechi. Dal Corriere della Sera articolo “Nord Corea, quanto costano i missili di Kim?” di Guido Olimpio e Guido Santevecchi, dell’11 settembre 2017, si evince che un missile balistico a lungo raggio costa ai contribuenti nord coreani tra i cinque e i dieci milioni di dollari! Non servono commenti.
L’umanità ha già troppe crisi, come quella climatica, della biodiversità, dell’esaurimento delle risorse, e, in ultimo, ma non meno importante, l’inquinamento, per essere coinvolta in continue guerre, sempre più devastanti.
Fatevi capire e ritorniamo a mediare al tavolo delle trattative, prima che sia troppo tardi.
Eno Santecchia
L’autore ci ha inviato un commento di una lettrice di Rimini:
Prima la lettrice mi ha chiesto: “Non posso lasciare una recensione su questa perla?”
Poi mi ha inviato il seguente commento-impressione firmato.
“Leggendo questo articolo, mi sono sentita in colpa. Molte volte mi ritrovo campanilista, concentrandomi sul paese e non sui lati dell’umanità che sono lontani dalle nostre possibilità. Chiaro che il calo dei votanti dovrebbe segnalare che il popolo non capisce, si esula perché non si sente capito e considerato. Giusto quindi fateci capire … ma se il loro obiettivo fosse proprio quello: “Voi non capite … non siete in grado …” quindi noi “emeriti” dobbiamo decidere in autonomia, per il vostro futuro. E quale futuro ci stanno regalando? Scrivendo rifletto: il disinteresse alle azioni politiche è generato da ignoranza, e il politichese è un obiettivo per aumentare questo gap di ignoranza. Ma i cittadini, io ritengo, che siano pigri ma non ignoranti. E la pigrizia è altrettanto deleteria come il politichese. Quindi giusto la maggiore comprensione, ma che non sia una scusante per il menefreghismo verso le attività economiche e politiche del Paese”.
Valeria Berti


